È tornata a casa Antonia Ocone, la 17enne unica sopravvissuta alla strage familiare di Paupisi (Benevento) la notte del 30 settembre scorso, dopo mesi di cure e dopo aver lottato tra la vita e la morte. 

Antonia è la figlia di Elisa Polcino (49 anni) e sorella di Cosimo (15 anni), entrambi uccisi dal padre, Salvatore Ocone, di 59, dopo essere stati colpiti con una grossa pietra, la stessa con la quale era stata ridotta in fin di vita lei. Le due donne erano a letto mentre Cosimo venne aggredito nel soggiorno dell’abitazione.

Salvatore dopo la strage caricò i due ragazzi sull’auto e si mise in viaggio per alcune ore, prima di essere fermato e catturato alle porte del Molise.

L’annuncio del sindaco

Ad annunciare il ritorno a casa è stato il sindaco di Paupisi Salvatore Coletta con un post: “Dopo sei lunghi mesi di paura, di attesa, di preghiere e di speranza, Antonia è finalmente tornata a casa. Una ragazzina di soli sedici anni che ha lottato con una forza straordinaria, affrontando il dolore con un coraggio che ha commosso e unito tutta Paupisi. Il paese ha seguito passo dopo passo il suo percorso: dal risveglio ai primi segnali di miglioramento, fino alla riabilitazione che ha riacceso la speranza. Oggi – conclude il sindaco – quella speranza è diventata un abbraccio collettivo”. E, lei, al sindaco: “Grazie a tutti per l’amore che mi avete donato”.

La dimissione dall’ospedale

La ragazza, sottoposta a interventi chirurgici e dopo un lungo periodo di riabilitazione, è arrivata a casa accompagnata dal fratello Antonio, il figlio maggiore, adulto e che viveva fuori casa.

“Oggi è una bella giornata, vedere Antonia che va via dal Neuromed con le sue gambe ci ripaga di tutte quelle ansie, delle paure, delle preoccupazioni che abbiamo avuto nel primo periodo della degenza, cioè nella fase acuta”. Lo ha dichiarato Fulvio Aloj, direttore sanitario dell’Irccs di Pozzilli, in provincia di Isernia. 

Il personale dell’istituto ha accompagnato la ragazza fino all’uscita salutandola con affetto. 

Aloj ha parlato del risultato raggiunto definendolo un lavoro di squadra tra i medici della terapia intensiva, i neurochirurghi e lo staff della riabilitazione. “In particolare con i colleghi della riabilitazione – ha detto – si è stabilito un rapporto quasi familiare. La stessa paziente e la zia hanno pianto dicendo: ci dispiace andare via. Ad Antonia auguriamo tutto il bene del mondo”.

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