Quella che sembrava una tragica fatalità legata a un’intossicazione alimentare si è trasformata, nelle ultime ore, in un inquietante caso di duplice omicidio. Antonella Di Jelsi e sua figlia Sara Di Vita, rispettivamente di 51 e 15 anni, non sarebbero morte per aver consumato funghi avariati o conserve al botulino durante la cena della vigilia di Natale, ma per avvelenamento da ricina.
La Procura di Larino ha ufficialmente aperto un fascicolo per omicidio premeditato contro ignoti. La svolta è arrivata dagli esiti degli esami tossicologici: nel sangue delle due donne, decedute a fine dicembre dopo giorni di agonia, è stata rinvenuta la presenza di questa potentissima sostanza tossica, estratta dai semi della pianta di ricino.
Le tappe della vicenda
La tragedia ha colpito una famiglia di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Dopo la cena del 24 dicembre, Antonella, Sara e il padre avevano iniziato a mostrare sintomi gravissimi. Mentre l’uomo è riuscito a salvarsi dopo un ricovero d’urgenza allo Spallanzani di Roma, per madre e figlia non c’è stato nulla da fare. Una terza figlia di 18 anni è scampata al destino solo perché non era presente a quella cena.
Due inchieste parallele
Oltre alla nuova pista del veleno, resta aperta un’altra indagine presso la Procura di Campobasso che vede coinvolti cinque medici (tre del pronto soccorso e due della guardia medica). I sanitari sono indagati per omicidio e lesioni colpose: Antonella e Sara si erano recate per ben due volte all’ospedale Cardarelli di Campobasso, ma erano state rimandate a casa con una diagnosi iniziale di intossicazione.
Ora gli inquirenti dovranno capire come e da chi la ricina sia stata somministrata, cercando risposte tra le mura di quella casa di Pietracatella, attualmente sotto sequestro, dove un’intera famiglia è stata spezzata.
