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di Filippo Mazzarella

Il film di Luigi Comencini una (tragi)commedia pungente e amara, con un cast strabiliante

Nel 1972, il cinema dei maestri e padri della commedia all’italiana (dopo aver patito, cavalcato, criticato, messo in abisso e metabolizzato il Sessantotto) guarda a un Paese in condizioni sempre pi critiche in cui le tensioni sociali si acuiscono, i germi del terrorismo attecchiscono (a marzo di quell’anno le Brigate Rosse “firmano” il loro primo sequestro di persona, quello dell’ingegner Idalgo Macchiarini), gli apparati politici vacillano e gli osservatori pi scafati gi fiutano le avvisaglie della crisi petrolifera globale che nei primi mesi del 1973 porter all’Austerity.

Al cinema, si appena conclusa la stagione del trionfo prolungato al botteghino di “…e continuavano a chiamarlo Trinit” con Terence Hill e Bud Spencer (quattordici milioni di biglietti staccati, numeri da fantascienza paragonati all’oggi), ma anche di “Il Decameron” di Pier Paolo Pasolini e di “Mim metallurgico ferito nell’onore” di Lina Wertmller (rispettivamente al primo, terzo e quarto posto del boxoffice 1971/72, in una classifica che vede nei primi venti ben sedici film italiani e al posto d’onore “007 – Una cascata di diamanti”). Le cose stanno cambiando. Le opere dei “maestri” si stanno “inacidendo”, il retrogusto amaro gi presente nei loro film sta per prendere definitivamente il sopravvento: il caustico Mario Monicelli viene da “La mortadella” (1971) e sta preparando la satira al vetriolo di “Vogliamo i colonnelli” (1973); Dino Risi ha appena firmato un capolavoro di disillusione come “In nome del popolo italiano” (1971) e lavora al dimenticato “Mordi e fuggi” (1973); il militante Ettore Scola sta ultimando l’acre “La pi bella serata della mia vita” (usc a dicembre) e anche nelle atmosfere di “Roma” di Federico Fellini (uscito a marzo) si respira un’aria relativamente diversa e pi plumbea rispetto ai film precedenti del maestro riminese.

In questo contesto, “Lo scopone scientifico” di Luigi Comencini [presentato in anteprima mondiale il 24 settembre 1972 a Saint Vincent in occasione di un torneo della F.I.G.S – Federazione Italiana Gioco Scopone e poi uscito nelle sale italiane il 6 ottobre] si pone a met del guado: la sua natura di commedia post-postneorealista (il magnifico copione firmato dal solo Rodolfo Sonego, principe degli sceneggiatori nostrani), strutturata alla stregua di una fiaba nera, non lo apparenta direttamente all’ondata “impegnata” e in plonge “politica”dei suoi sodali coevi; ma il suo indiscutibile aspetto di apologo sulla lotta di classe (o sulla sconfitta del proletariato ingannato dagli intellettuali, come sostenevano alcune recensioni “liberal” dell’epoca?) marca comunque una cesura significativa rispetto alla fase precedente della carriera del regista (i cui ultimi tre film sono stati gli assai diversi per tono e forma “Italian Secret Service”, 1968, “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano” e “Senza sapere niente di lei”, entrambi del 1969), trasformandolo suo malgrado in un rilevante trait d’union coi tempi a venire.

In “Lo scopone scientifico”, un’anziana miliardaria italoamericana senza nome (Bette Davis) torna in vacanza come d’abitudine, in compagnia del suo autista ed ex amante George (Joseph Cotten), nella sua villa sui colli romani ai piedi della quale, in una povera borgata, vivono con i loro cinque figli gli indigenti coniugi Peppino (Alberto Sordi) e Antonia (Silvana Mangano). I due vengono regolarmente invitati dalla donna (che presta loro i soldi per giocare e ha George come compagno di partita) a partecipare a lunghi tornei di scopone scientifico che si risolvono sempre con la disfatta dei borgatari a causa della scarsa intelligenza di gioco di Peppino, che continua per a parteciparvi con il miraggio di spillare alla vecchia i quattrini necessari a rilevare un’attivit da sfasciacarrozze, trasferirsi con la famiglia in un’abitazione decente e affrancare la sorella prostituta dalle grinfie del suo macr. Durante quella che i due sperano essere una rivincita finale, un malore della miliardaria interrompe il gioco quando i due sono in attivo di ben sette milioni di lire. Ma di l a poco, furibonda, la vecchia li costringe a tornare al tavolo per una partita “monstre” con puntate al raddoppio.

Peppino e Antonia entrano in crisi: dar retta alla prudenza loro consigliata da un prete e accontentarsi o alla risolutezza di un professore comunista (Mario Carotenuto) che vorrebbe approfittassero della cagionevole salute della “strega” per ridurla sul lastrico? Antonia decide di tornare alla villa e continuare a giocare: ma come al solito la sfiancante maratona si chiude con l’ennesimo marchiano errore di Peppino mandando in fumo i loro sogni. E quando la donna cerca nuovamente di affrontare la rivale con un diverso compagno, Righetto (Domenico Modugno), giocatore professionista (e baro) che da sempre ha un debole per lei, la situazione non cambia: i due porteranno al tavolo un capitale formato dai risparmi dell’intera borgata radunati dal professore per annientare la “strega”, ma dopo un’escalation trionfale perderanno tutto. Righetto tenter di uccidersi, mentre Peppino, malgrado la moglie abbia perfino venduto la loro baracca per mettere insieme il budget perduto, si rappacificher con Antonia rassegnandosi all’attesa di una nuova occasione di riscatto l’anno successivo. Cleopatra (Antonella Di Maggio), primogenita della coppia che ha assistito muta all’intera tragedia, doner per alla miliardaria in partenza un dolce che ha confezionato farcendolo di veleno per topi…

“Lo scopone scientifico”, realizzato da Comencini dopo l’esperienza televisiva “I bambini e noi” (un documentario di sei ore del 1970 fondamentale anche per parte dell’economia narrativa di questo film), come gi detto una (tragi)commedia pungente e amara che assume dapprima le connotazioni di un apologo sulla lotta di classe (rispetto alla quale Comencini e Sonego non sembrano nutrire grande fiducia: si veda la descrizione, pur affettuosa, del professore interpretato da Carotenuto, i cui slogan vacui contribuiranno alla rovina dei due protagonisti”, P. Mereghetti), dove il potere conferito dal denaro finir sempre con la prevaricazione dell’illimitatamente ricco sull’etermamente povero; e poi quelle di una fiaba nera, con la “cattiva” rappresentata inizialmente alla stregua di una generosa ammaliatrice e poi a quella di una bizzosa e crudele “regina” la cui facciata di cordialit paritaria viene meno una volta messo in crisi il suo ego sopraffattore.

Il ritmo sostenutissimo e il casting strabiliante sono i punti di forza del film: se gli ex divi hollywoodiani in declino Bette Davis e Joseph Cotten (di nuovo insieme dopo “Piano… piano, dolce Carlotta”, 1964, di Aldrich) sono perfetti anche come metafora di un cinema ormai “antico” e destinato all’oblio, Alberto Sordi (David di Donatello come miglior attore) immola s stesso in un ruolo sempre ai confini tra l’autoparodia consapevole e la sublimazione della sua stessa maschera in simbolo; mentre Silvana Mangano (anche per lei un David come miglior attrice), straordinaria proprio perch paradossalmente inadatta al personaggio, conferisce alla borgatara Antonia una dignit “aristocratica” psicologica ancor prima che fisiognomica. Non da meno il cast dei comprimari, in cui svettano un Carotenuto (Nastro d’Argento 1973 come non protagonista) coscienziosamente improbabile nella sua figura di ideologo popolano e soprattutto Modugno, che sfodera tutte le sue qualit istrioniche nel ruolo pi bello mai offertogli da un cinema italiano che lo ha consapevolmente sottoutilizzato.

Si sempre detto, in sede critica, che nel quasi-nichilismo che lo permea “Lo scopone scientifico” apre un inatteso spiraglio ottimistico con la rappresentazione di quei bambini, spesso fatti oggetto d’indagine dal regista, il cui intervento finale pare essere qui cinicamente risolutore; e secondo lo stesso Comencini, il personaggio di Cleopatra “l’unica a possedere la verit” in un mondo regolato dall’insensatezza delle azioni degli adulti. Ma a distanza di cinquant’anni, la domanda finale che il film pone rimane beffardamente la stessa: davvero una soluzione il suo gesto estremo (determinato sia dalla fomentazione del professore per l’eliminazione fisica della “strega” sia dalla necessit che i suoi famigliari non si espongano pi in futuro a scelte che ne pregiudichino ulteriormente la scarsa stabilit economica)? O non sar pi probabile che una volta fatto finta di accettarlo la miliardaria anzich assaggiarlo lo destini direttamente alla spazzatura propiziando cos un probabile nuovo round l’anno seguente condannando i protagonisti a una perversa declinazione del mito dell’eterno ritorno? La catarsi non esiste, le rivoluzioni sono fatte per essere perse. Il Capitale maligno. E immortale.

22 settembre 2022 (modifica il 22 settembre 2022 | 07:53)

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