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Ucraina, quei 12 bambini malati di tumore arrivati negli ospedali italiani per fare la chemioterapia

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La foto è stata scattata a Ohmadyt, l’ospedale pediatrico di Kyev, in Ucraina, che ha dovuto trasferire i suoi piccoli pazienti, anche quelli oncologici, nel sotterranei per proteggerli dalle bombe. Ma un sotterraneo non può essere come un reparto dove ci sono attrezzature e spazi consoni per la chemioterapia. Diversi bambini sono arrivati in Italia per poter continuare i loro cicli di chemioterapia. Ce ne sono a Milano e a Roma. 

L’Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) della Regione Lombardia, la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, la Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e la Asst Sette Laghi di Varese hanno preso in carico i primi 11 pazienti provenienti da Kiev. La Federazione pochi giorni fa aveva inviato una lettera all’ambasciatore d’Ucraina a Roma Yeroslav Melnyk per manifestare il proprio sostegno e la volontà di offrire assistenza sanitaria alla popolazione. Si tratta di 11 bambini oncologici che sono atterrati ieri, accompagnati dalle loro mamme, all’aeroporto di Milano-Linate, grazie al coordinamento di Regione Lombardia e della Onlus Soleterre, associazione di volontariato attiva a Kiev, che ha aperto un canale diretto fra Ucraina e Italia. Le operazioni di trasporto sono state gestite da Areu, che ha messo ha disposizione due aerei per trasferire i piccoli pazienti, dall’inizio della guerra costretti a essere curati nel bunker dell’Istituto nazionale del cancro di Kiev. Il trasferimento assistito è stato possibile grazie all’apertura di un corridoio umanitario che ha permesso un cessate il fuoco temporaneo.

I bambini affetti da tumori solidi pediatrici, che riguardano il sistema nervoso centrale, sarcomi delle parti molli e tumori germinari, sono stati presi in carico dal San Matteo di Pavia, dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dall’Asst Sette Laghi di Varese. «I piccoli pazienti, nonostante il lungo viaggio e le neoplasie in atto, versano in buone condizioni e sono già sottoposti alle cure e all’assistenza di medici, infermieri e psicologi», dichiara Carlo Nicora, direttore generale della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori e vicepresidente di Fiaso. «Aziende sanitarie e ospedali italiani sono a disposizione non solo per ricoveri e assistenza sanitaria, ma anche per mettere in sicurezza attraverso tamponi e vaccinazioni, come da indicazioni del Ministero della Salute, tutti i cittadini ucraini in arrivo in Italia», commenta Giovanni Migliore, presidente di Fiaso.

Al Policlinico Gemelli di Roma è arrivata una bimba ieri mattina. È ricoverata nel reparto di Oncologia Pediatrica, ha 7 anni, è fuggita dalle bombe di Kiev per curare la grave patologia da cui è affetta. Ad accoglierla, l’équipe del professor Antonio Ruggiero e volontari dell’Associazione AGOP, che si occuperà anche della sistemazione della bambina e della mamma, dopo la dimissione. 

La bambina è arrivata in ospedale con una relazione scritta in cirillico. In quei fogli c’è scritto che ha un tumore renale con metastasi, diagnosticato a fine gennaio; ha già iniziato la chemioterapia a Kiev ma lo scoppio della guerra ha portato all’interruzione delle terapie necessarie per curare la sua patologia.

Abbiamo raccontato la sua storia qui. 

 

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