Nove del mattino di un giorno feriale. Eppure la piazza è piena. Sul palco Peter Magyar al suo primo comizio della giornata.
“Questa è una piccola cittadina e siamo in orario di lavoro. Il fatto che siano venuti in tanti è un buon segno per l’opposizione.” dice un uomo con la barba.
Da mesi il leader di Tisza, principale avversario del premier Viktor Orban, gira il Paese in lungo e in largo. La sfida si gioca soprattutto nelle cittadine della campagna ungherese, tradizionali roccaforti elettorali del partito di governo, che i sondaggi vedono in difficoltà per la prima volta in 16 anni.
Un uomo anziano con un berretto di lana racconta: “Sono un pensionato, vorrei che i prezzi smettessero di salire. Il governo dice che stanno scendendo, ma ormai è chiaro che è solo propaganda.”
Una donna giovane con la figlia adolescente spiega: “Sono qui con mia figlia, Voterò pensando a lei. Vorrei che crescendo potesse rimanere qui in Ungheria, ma per questo dobbiamo cambiare.”
Quattro anni fa qui a Sülysáp, una cittadina di 8000 abitanti, a meno di 1 ora da Budapest, Orban e il suo partito Fidesz vinsero senza difficoltà. Anche adesso molti continuano a sostenere il premier.
“È un politico capace, intelligente, dotato di buon senso. Può darsi che qualcuno intorno a lui abbia agito per il proprio tornaconto, ma insomma, chi non pensa prima a se stesso?” si chiede una signora anziana con i capelli lunghi legati.
Lo spettro della guerra agitato da Orban per giustificare il veto contro i fondi per l’Ucraina fa presa quanto i timori sull’economia.
“Zelensky non fa altro che mungere soldi da Bruxelles, Ma i nostri soldi non li avrà. Ci vuole la pace.” conclude un’altra signora anziana.