Le dichiarazioni di Jacob Coxon, ricercatore di Antrophic che si è dimesso e che aveva lavorato anche per OpenAI, in cui spiegava come le aziende fossero ormai più concentrate a battere la concorrenza che a garantire la sicurezza, hanno fatto scattare l’allerta. Ma questo messaggio cadrà nel vuoto?

Forse no vista la dichiarazione di Dario Amodei, Ceo di una delle più importanti aziende che si occupano di AI e con un sistema, Claude, utilizzato da molti Stati che forse non sono disposti a rallentare la corsa.

Per esempio Anthropic è un’azienda americana che ha già lavorato col Pentagono (Claude Gov, reti classificate, intelligence). Quando ha posto due limiti — no sorveglianza di massa sui cittadini USA e no armi letali pienamente autonome senza controllo umano — l’amministrazione Trump e il Dipartimento della Difesa hanno rotto. Nel febbraio 2026 Trump ha ordinato alle agenzie di smettere di usare Anthropic; Hegseth l’ha etichettata come “rischio per la catena di fornitura”. Il Pentagono sta spostando i carichi classificati su altri modelli (OpenAI, xAI, Google): a settembre 2026 era già circa al 90%. 

Ma all’appello di Amodei si sono accodati subito Altmann (Open AI) e Musk. Cosa può succedere e cosa ci può essere dietro una dichiarazione così forte? Quali sono le paure, minacce o le opportunità dietro le parole preoccupate dei capi delle più grandi aziende tecnologiche?

Papa Leone XIV nella sua enciclica “Magnifica humanitas” parla di “disarmare” l’AI che non significa spegnere la tecnica, ma sottrarla a tre logiche: competizione militare, competizione economica, competizione cognitiva. Rompere l’equazione «potenza tecnica = diritto di governare». Liberarla da usi di dominio, esclusione o morte. In pratica: vincoli etici stretti sull’uso bellico, no ad armi autonome letali senza responsabilità umana. Concetti estremamente forti che colpiscono la cuore gli obiettivi, anche non dichiarati, di chi si occupa e utilizza l’AI.

Il professor Pierluigi Paganini, docente di Cybersicurezza alla LUISS Guido Carli, espone la sua posizione sul tema anche in relazione alle possibili reazioni degli Stati

Quindi il problema di fondo, come già evidenziato negli scorsi anni e sempre da un Pontefice, Papa Francesco, è la governance del sistema e quindi chi la gestisce che sia Stato o privato.

Ma la posizione di Antrophic può essere generata dalla paura di una bolla? Bisogna distinguere due ruoli della società

  1. La posizione pubblica: il motivo dichiarato non è la bolla finanziaria: è il rischio di perdere il controllo (sciami di agenti, attacchi informatici, allineamento che non tiene il passo). L’appello arriva, come abbiamo già detto dalle dimissioni di Coxon, che ha accusato i laboratori di “giocare con le nostre vite”. Questa linea è coerente con il DNA di Anthropic (nati da una scissione da OpenAI sulla safety, Constitutional AI, Public Benefit Corporation).  Può però essere anche conveniente in un momento in cui i mercati sono nervosi sulla spesa in data center: coordinare un “rallentamento” riduce la corsa al capex (capital expanditure) e congela un vantaggio competitivo se Claude sta già vincendo sull’enterprise e sul coding (livello computazionale)
  2. La posizione finanziaria e sul capex: e se si guarda questo aspetto ci si rende conto che la  paura della bolla c’entra. Amodei ha  già detto in modo esplicito che la tecnologia è  solida e i modelli continuano a migliorare. Ma l’aspetto economico nel timing è  pericoloso. Se compri troppa capacità e la crescita dei ricavi è anche solo un anno in ritardo, “può essere rovinoso”. Secondo Amodei alcuni player, ha detto, tengono il “risk dial” troppo alto in stile YOLO (you live only once- si vive una volta sola). Anthropic ha speso e raccolto enormi somme, ma si è presentata come più disciplinata di OpenAI  e gli investitori l’hanno spesso descritta come scommessa “più sicura” sul piano operativo (focus enterprise, leadership stabile, struttura più semplice), non come azienda che rifiuta il boom. La valutazione attuale resta da bolla: ultimi round (fase specifica in cui una startup raccoglie capitali da investitori esterni in cambio di quote o azioni della società) intorno a 965 miliardi, secondari sopra il trilione, voci di IPO (offerta pubblicia iniziale) fino a 2.000 miliardi basate su ricavi 2028. Ma non è un’azienda che sta uscendo dal mercato per paura. 

La “posizione Anthropic” è un mix di tre cose vere insieme:

-la sincera convinzione sui rischi di safety (è il loro marchio da anni);

-la gestione del rischio di timing economico (non sbagliare di 12-24 mesi );

-il posizionamento commerciale: “siamo quelli prudenti” da contrapporre a OpenAI che è percepita come più aggressiva.

Quindi: la paura di una bolla (o di un errore di timing sul capex) spiega una parte della loro cautela finanziaria, non spiega da sola l’appello a rallentare le capacità. Quello è soprattutto un discorso su controllo e allineamento. Che poi, in un ciclo da mania, “rallentiamo tutti insieme” possa anche proteggere i bilanci è un effetto collaterale plausibile, non la causa dichiarata.

 

Poi esiste la posizione degli Stati che non si sentono vincolati a seguire l’appello di Amodei. Per esempio  gli Stati che trattano l’IA come strumento militare non seguono Anthropic: la usano, la sostituiscono o la ignorano quando le sue regole urtano la corsa agli armamenti. 

La logica ufficiale è quella della guerra. L’8 settembre il segretario al Tesoro Scott Bessent ha detto in pubblico: “Non possiamo fare una pausa. Non puoi, perché i cinesi non la faranno”. È la risposta standard alla proposta di “pacing the frontier”( l’appello di 1.178 persone che lavorano sui sistemi AI più avanzati che hanno chiesto a Washington di preparare un coordinamento internazionale capace di governare il ritmo dello sviluppo).

Pechino sta chiudendo il gap (da 12-18 mesi a pochi mesi su alcuni benchmark), usa distillazione su Claude, ChatGPT, Gemini e Grok, integra l’IA in targeting, cyber, droni e supporto decisionale. Ha lanciato un organismo di governance parallelo senza USA, UK e UE. Non c’è alcun segnale che accetti un rallentamento guidato da un laboratorio di San Francisco. 

Lo stesso Amodei, nel suo appello, non chiede un disarmo: chiede di rallentare le capacità e di tenere gli USA davanti alla Cina con controlli sui chip. È una posizione da corsa strategica, non da tregua universale. Perché gli Stati non seguono. 

È il dilemma classico della sicurezza: chi rallenta per primo teme di consegnare un vantaggio decisivo all’avversario (cibernetica, targeting, comando, saturazione con droni). L’IA militare si diffonde in fretta perché è commerciale, non un segreto di Stato. Un accordo unilaterale con Anthropic non ferma DeepSeek, i laboratori della PLA (Paperless Lab Academy), i contractor del Pentagono o i modelli open-weight (intelligenza artificiale i cui parametri numerici chiamati “pesi” vengono pubblicati online). Gli Stati usano chi è disposto a vendere capacità senza troppe clausole. Anthropic può influenzare standard, regolatori e parte dell’industria civile. Non può imporre il passo a Washington e Pechino quando l’IA è già considerata un moltiplicatore di forza militare.

Insomma l’AI è oggi un rompicapo economico/militare e sembra che pochi, anche se a parole sono tanti, si occupino di una governance etica dello strumento anzi con gli avanzamenti e i rallentamenti non si fa che nascondere il vero obiettivo: non dare un vantaggio decisivo al proprio competitor che sia un privato o lo Stato, che oltretutto non vuole rinunciare ad un nuovo strumento di potere per affermarsi.

Dario Amodei, CEO di Anthropic (Ansa)

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