«We Own This City», i crimini della polizia nell’inferno no stop di Baltimora (voto 9)- Corriere.it

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di Maurizio Porro

Su Sky Atlantic e NOW visibile la miniserie tratta dall’omonimo libro di Justin Fenton, giornalista del Baltimore Sun

Da sempre il cinema americano denuncia la corruzione della polizia e le indagini sui cittadini al di sopra di ogni sospetto, inaugurate per noi da Elio Petri. E se Serpico stato il titolo pi gettonato nel settore, insieme a Il principe della citt sempre di Lumet, questa serie in 6 puntate We own this city – Potere e corruzione uno dei risultati migliori in assoluto nel genere poliziesco seriale (e non), ha una vitalit di cinema rara. Somiglia, per come osserva la vita dei graduati, a un magnifico, dimenticato film di Robert Aldrich, I ragazzi del coro, altra inchiesta filmica sul modo di agire, sull’arroganza dei poliziotti nella funzione della loro missione e sul senso di appartenenza.

A Baltimora un inferno no stop: la storia raccontata, come in precedenza The wire, passa in rassegna i crimini dei poliziotti, prima una squadra in borghese, nei confronti dei cittadini, non sempre stinchi di santi, ma sono proprio gli agenti, per proprio tornaconto, a innescare il processo di violenza, accusando ingiustamente, rubando sui bottini della droga che poi rivendono, impossessandosi e poi dividendosi il denaro nascosto trovato nelle case di trafficanti. Questo enorme caso che ha travolto la polizia di Baltimora – dove oggi solo 3 casi di omicidio su 10 vengono risolti – stato definito dal New York Times uno dei pi sorprendenti scandali di corruzione di una generazione e ha dato modo a Justin Fenton, reporter del Baltimore Sun di scrivere un libro che analizza il fenomeno dall’alto al basso, ogni ordine di corruzione anche con la attenuanti di uomini provati dal lavoro violento e magari attaccati alla famiglia e ai figli, con una loro goliardica ma pericolosa simpatia. Come succede al protagonista, narcisista e a suo modo anche ingenuamente innocente, dei sei episodi della serie bellissima diretta per HBO da Reinaldo Marcus Green scritta da George Pelecanos e dalla star dei serial David Simon, visibile su Sky Atlantic e in streaming su Now.

Il titolo dice che questa citt, Baltimora, patria del traffico di droga, appartiene a loro, ai poliziotti, ai ragazzi del coro che per anni hanno fatto di tutto per ripulirla, cadendo poi nei medesimi peccati capitali: il furto e il traffico di stupefacenti. Tra finte lezioni di morale e passeggiate notturne in coppia, gli agenti, anche tenenti e sergenti, fermano ogni sospetto, anche apposta, per creare il caso, inserendo le finte prove a scopo accusatorio. Di tutto e di pi, alla fine c’ anche una sommossa popolare dopo una morte ingiusta di un afroamericano, ma ci vuole una seria inchiesta dell’FBI, di colleghi onesti, cui segue un processo in cui molti cittadini non vedono l’ora di accusare gli agenti, per scardinare gli ordinari peccati della Trace Task force il cui compito di ripulire la citt dal traffico di armi da fuoco e di stupefacenti.

Dove c’ un grande senso di complicit e di alleanza, perch spesso i bottini erano divisi: il capo il sergente Wayne Jenkins (il bravissimo Jon Bernthal di The walking dead, merita ogni premio), ma c’ anche lo spavaldo brutale e razzista Daniel Hersl (Josh Charles, uno dei ragazzi dell’Attimo fuggente) e poi c’ Suiter (Jaime Hector) che non regge al senso di colpa, ma tutto il cast perfetto nelle caselle della giustizia e della violenza, non solo contro gli afro americani, perch molti dei poliziotti lo sono, ma si raccontano le radici dell’ingiustizia organizzata, gli abusi e gli arresti quasi sempre illegittimi, tutto girato dove i fatti accaddero negli anni 10, nel Maryland, a Baltimora.

Sono molto ben caratterizzati gli schizzi psicologici degli agenti, specie di quegli otto che spadroneggiarono per le vie della citt prima che tra il 2018 e 2019 un processo li condannasse per vari reati, soprattutto la corruzione. Pur nella ripetitivit dei fatti, e nel continuo andare avanti e indietro nel tempo a cavallo di un decennio, la serie non ha un attimo di tregua, ci porta allo sgomento e alla vergogna, per una volta non c’ inutile sfoggio di quella adrenalina che rovina il cinema d’azione, n quell’inutile ma agognato senso distopico che tiene in ostaggio il cinema oggi. Grazie all’avvocato Nicole Steele (Wunmi Musaku) incaricata dal dipartimento di giustizia di far luce e pulizia, oggi siamo a conoscenza di questo maxi caso di delinquenza organizzata coi distintivi, preferibilmente sui neri ma non solo: e se The wire era fiction, questa vera cronaca anche se sembra quasi un sequel, segno che le distanze tra immaginazione e realt si accorciano assai.

20 luglio 2022 (modifica il 20 luglio 2022 | 08:00)

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