
Secondo la Procura di Alessandria, sussiste anche un concreto pericolo di fuga dell’indagato per Alex Manna, 19 anni, reo confesso dell’omicidio della 17enne Zoe Trinchero, avvenuto a Nizza Monferrato, nell’Astigiano, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio, elemento che ha contribuito alla decisione di confermare la custodia in carcere.
Al momento, l’accusa formulata è quella di omicidio aggravato dai futili motivi e non di femminicidio.
Il gip di Alessandria Aldo Tirone ha ritenuto fondati i gravi indizi di colpevolezza presentati dagli inquirenti e, soprattutto, la confessione resa da Manna ai carabinieri, sciogliendo così la riserva sulla misura cautelare.
Difensore Manna. “La confessione va valutata nel processo. È affranto, distrutto, il movente va indagato”
“Premetto che a me piace lavorare sul campo. In quanto avvocati abbiamo la responsabilità sulle vite umane, anche quelle tolte. I processi si fanno in tribunale con gli addetti ai lavori, non mediatici. C’è stata la convalida del fermo e bisogna essere precisi, perché anche la confessione sottoscritta va valutata per quello che vale nel processo. La dichiarazione accusatoria va confrontata con i dati oggettivi”. Ad affermarlo è l’avvocato Rocco Giuseppe Iorianni, che lavora con Patrizia Gambino alla difesa di Alex Manna.
Il legale è andato stamattina in carcere da Manna. “È affranto, distrutto, nelle più profonde disperazione e sconforto – ha detto del giovane e, chiedendogli del movente, ha risposto: “Va indagato bene e lo faremo anche noi per capire”.
Zoe Trinchero e Alex Manna (Rai Tgr Piemonte)
Fiaccolata per Zoe, presenti i genitori. Oltre duemila i partecipanti, una poesia di Alda Merini
“Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli, il livido delle cosce, pugni in età adolescente, la pudicizia del grembo nudato per bramosia“.
C’erano anche le parole di Alda Merini, lette da un amico di Zoe Trinchero, ieri sera a Nizza Monferrato, durante la fiaccolata in memoria della giovane.
Il corteo è partito da piazza del Municipio, accompagnato ininterrottamente dal suono delle campane delle tre parrocchie cittadine, e ha attraversato le vie del centro con la partecipazione di oltre duemila persone, in gran parte giovani.
In testa alla manifestazione i sindaci di Nizza Monferrato, Montegrosso d’Asti e Agliano Terme, i tre Comuni legati dalla tragedia. Presenti anche i genitori di Zoe, Fabio e Mariangela, che stringevano al petto una maglia della figlia, visibilmente provati.
Il corteo ha fatto sosta nel luogo in cui la ragazza è stata uccisa: davanti ai lumini accesi, ai messaggi e ai biglietti lasciati dagli amici, è risuonata la sua canzone preferita, “Nothing Else Matters” dei Metallica. Un grande cartellone raccoglieva firme e pensieri dei partecipanti. La manifestazione si è conclusa tornando sul piazzale del Municipio, dove il parroco don Claudio Montanaro, con la voce rotta dall’emozione, ha detto: “Siamo qui con il cuore pesante, ma con lumini che squarciano il buio della notte.
Trasformiamo il silenzio assordante in un ricordo vivo”.
A chiudere la serata è stato il sindaco di Nizza Monferrato, Simone Nosenzo, che ha annunciato la prossima attivazione di uno sportello gratuito di supporto psicologico per offrire sostegno alla comunità.
Autopsia: sarebbe morta per trauma da precipitazione
Sarebbe morta per trauma da precipitazione Zoe. È quanto trapela da fonti vicine all’indagine alla luce dei primi esiti degli accertamenti svolti dal medico legale Alessandra Cicchini.
La giovane, secondo le indagini, è stata percossa dal ventenne Alex Manna e, quando era probabilmente priva di sensi ma ancora in vita, è stata gettata in un canale.
Omicidio di Zoe, gli amici “Alex l’aveva già approcciata 14 giorni fa”. “Piangeva sul cadavere trovato nel canale e gli abbiamo creduto”
Alex Manna avrebbe pianto sul corpo della giovane per ingannare gli amici con i quali la stava cercando. Inoltre, due settimana prima, avrebbe già tentato un approccio con la ragazza.
Lo hanno riferito a Storie Italiane su Rai1 i due giovani che hanno ritrovato il corpo. “Era qui sotto nel canale, c’era tanta acqua. Per terra invece – hanno detto – un telefono, gli occhiali e le sigarette sparse. Siamo scesi subito e l’abbiamo spostata perché aveva la testa in acqua. Avevamo già capito che non c’era più niente da fare”.
“Appena l’abbiamo vista, abbiamo detto ‘Quella è Zoe’. Aveva ferite sul viso e si vedeva che era gonfia, forse cadendo ha sbattuto la testa”, hanno proseguito. “Abbiamo tirato fuori il telefono e chiamato il 112”. I due amici hanno poi descritto il comportamento di Alex: “Era lì con noi, è sceso a piangerle addosso e a urlare ‘è colpa mia che non l’ho salvata, l’ho lasciata da sola‘. Noi purtroppo gli abbiamo creduto, ma era lucido, tremava e continuava a piangere. Ha incolpato subito un ragazzo di colore che ha rischiato il linciaggio se non lo portavano via i carabinieri”.
“Quando abbiamo conosciuto Alex sembrava un mollaccione”, hanno aggiunto. “Nelle ultime storie social sembrava molto più estroverso e sicuro, con musica gangster e trap. Era stato con Nicole, una delle amiche più care di Zoe, che ci ha detto che era ossessivo, non poteva parlare con nessuno o uscire vestita in determinati modi. Aveva attacchi di ira, spinte continue e Nicole in quel periodo stava male”. “Siamo anche venuti a sapere che due settimane prima ci aveva già provato una volta, da quanto abbiamo capito si sono appartati per discutere di questo. Pensiamo che all’ennesimo rifiuto sia scattato qualcosa. Zoe è stata presa e buttata giù per nascondere”, hanno poi concluso.
Nizza Monferrato, omicidio della diciasettenne Zoe Trinchero (Ansa/Storie Italiane)
Minacce al telefono, la famiglia dell’assassino di Zoe via da Montegrosso
La famiglia di Alex Manna, il ventenne reo confesso dell’omicidio di Zoe, è sparita da Montegrosso d’Asti. I genitori, molto conosciuti in zona, risiedevano da anni con i loro quattro figli poco fuori dall’abitato e qui, per un periodo, avevano anche gestito il bar del paese, situato accanto all’ufficio postale. La decisione di andarsene, a quanto si apprende, sarebbe arrivata dopo pesanti minacce telefoniche.
La scelta di andarsene, tenendo segreto il luogo, sarebbe quindi stata dettata dall’atmosfera che si è venuta a creare in paese dopo l’assassinio dell’adolescente, avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato. Andarsene da Montegrosso sarebbe stato ritenuto più sicuro, visto il timore per la propria incolumità e dal clima di forte tensione che si è creato in paese.
Un momento della fiaccolata per Zoe Trinchero a Nizza Monferrato (Tgr Piemonte)