In Italia, nel 2025 sono nati appena 355.000 bambini, il minimo storico dal secondo dopoguerra, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Sono alcuni dei dati del rapporto “Dossier Natalità 2026: Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato oggi a Palazzo Wedekind a Roma, nel corso di un evento patrocinato dall’Inps, alla presenza del presidente Fondazione per la Natalità Gigi De Palo, del presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli, e di Valeria Vittimberga la direttrice Generale dell’Inps.

Perché si fanno meno figli: gli ostacoli economici, lavorativi e sociali

Secondo il dossier la rinuncia alla genitorialità è determinata soprattutto da ostacoli economici, lavorativi e sociali. La denatalità non risulta il frutto di un cambiamento culturale o della mancanza di desiderio di avere figli ma delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto di vita.

Il problema è la crescente distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare. Tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma infatti di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate, mentre soltanto il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita.

Ancora più significativo è il divario tra intenzioni e realtà. Se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce. Le cause della rinuncia sono principalmente economiche e strutturali.

Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini. A questo si aggiunge il peso del welfare con oltre 3 milioni di donne risultate inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ai figli anche per la necessità di assistere i genitori anziani.

Il rapporto descrive inoltre un Paese sempre più anziano e caratterizzato da uno squilibrio demografico crescente. Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo di 297 mila persone. 

 

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