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Home » la madre e il compagno dal Gip mercoledì. Il racconto delle sorelline
Cronaca

la madre e il compagno dal Gip mercoledì. Il racconto delle sorelline

Di Sala Notizie1 Giugno 20267 min di lettura
la madre e il compagno dal Gip mercoledì. Il racconto delle sorelline
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Si svolgeranno dopodomani, mercoledì 3 giugno, gli interrogatori di convalida dell’arresto di Emanuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi, indagati per la morte di Beatrice: la piccola, figlia della 43enne, aveva appena due anni. La donna è madre di altre figlie di sette e nove anni, tutte nate da una precedente unione. 

Entrambi gli accusati si trovano già in carcere: lei a Torino dallo scorso febbraio, e lui a Imperia. Per quest’ultimo la convalida dell’arresto è fissata alle 12 di oggi. I due sono indagati in concorso per maltrattamenti aggravati.

La contestazione per Emanuela Aiello è stata cambiata da omicidio preterintenzionale al reato di maltrattamenti aggravati che hanno causato la morte della bambina. Si tratta di un aggravamento della posizione dei due indagati, come ha spiegato il procuratore  di Imperia Alberto Lari: “Se l’omicidio preterintenzionale è punito da 10 a 18 anni, il maltrattamento aggravato dalle due circostanze contestate prevede una pena da 12 a 24 anni“.

 

Il compagno della madre: “Io ho dato solo cibo e amore”

Affermava di averle solo dato “cibo e amore”, ma è stato arrestato anche lui, Manuel Iannuzzi, 42 anni. L’uomo era indagato a piede libero con la stessa accusa. I carabinieri del Ris di Parma incaricati di eseguire rilievi e sequestri, hanno trovato tracce di sangue nell’auto della donna e nell’abitazione del compagno a Perinaldo.

Bimba morta: inquirenti, trovate foto della piccola dopo i pestaggi (ANSA)

L’orrore nei racconti delle sorelle maggiori

“Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva tutto il corpo viola e le labbra viola. Già lì stava molto male”. È uno dei passaggi più drammatici della testimonianza resa dalla sorella maggiore di Beatrice. Secondo il racconto della bambina, 9 anni, già dalla sera del 7 febbraio, quando lei e le sue due sorelline si trovavano a Perinaldo a casa del compagno della madre, Beatrice mostrava condizioni preoccupanti.

La sorella ha riferito di averla sentita urlare mentre si trovava con l’uomo e che avrebbe “vomitato più volte”. Le due sorelle maggiori avrebbero tentato di chiedere aiuto agli adulti presenti in casa senza ottenere risposta.  La mattina seguente, sempre secondo la testimonianza, Iannuzzi avrebbe portato la piccola in bagno. “La sentivo urlare e lui diceva: ‘stai zitta, che non è niente'”, ha raccontato la bambina. 

Quando lei e l’altra sorella di 7 anni, sono entrate nella stanza, Beatrice “perdeva sangue dal naso“, aveva gli occhi chiusi e il capo ciondolante. La bambina ha riferito di aver controllato più volte la sorella mentre era distesa sul letto: “Se le alzavo un braccio e poi lo lasciavo, cadeva giù”. Nonostante tutto nessuno avrebbe allertato il 118. 

Il corpo senza vita trasportato in auto per chilometri

Nel pomeriggio la situazione sarebbe nuovamente peggiorata. Lasorella ha riferito che, durante alcune manovre praticate sulla bambina, “Bea sputava carne”. La sera avrebbe notato anche una ferita al mento. La mattina successiva, ha raccontato ancora la ragazzina, lei e la sorella sono state svegliate da Iannuzzi con la frase: “Non andate a scuola perché è successo un casino“.

Poco dopo Beatrice sarebbe stata trasportata in auto avvolta in una coperta rossa ma “non si vedeva il viso”. Stando agli atti, durante il tragitto la madre e Iannuzzi avrebbero detto alle due sorelle di non raccontare di essere state a Perinaldo e di non dire di conoscere l’uomo. A Bordighera arrivarono i soccorsi, ma Beatrice era già morta da alcune ore.

Trovate foto della bimba con lividi sul viso. “Obbligata a fumare”

“Il giudice nell’ordinanza definisce i maltrattamenti di violenza brutale perché nelle immagini riportate sul telefonino sequestrato vi sono diverse fotografie che ritraggono Beatrice subito dopo le violenze subite. Ci sono più fotografie che ritraggono la bimba con dei lividi molto grandi sul viso”. Oltre alle foto della piccolina con il volto tumefatto, immagini che la ritraggono dopo presunti pestaggi c’è un video in cui alla bambina, appena due anni, viene imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e lei scoppia in lacrime. 

A descrivere a che punto sono le indagini è stato il procuratore di Imperia Alberto Lari che ha coordinato le indagini dei carabinieri sulla morte della bambina. 

“Le prove a carico dell’uomo  – ha spiegato – sono essenzialmente le chat. “Abbiamo sequestrato il telefono di Iannuzzi e c’erano tanti messaggi whatsapp in cui vengono descritti i maltrattamenti“. Oltre ai messaggi, ad aggravare la posizione dell’uomo “ci sono anche le dichiarazioni delle due minori (le sorelle della vittima, ndr) e le immagini del circuito di videosorveglianza della città che dimostrano che le dichiarazioni fornite inizialmente sia da Iannuzzi che dalla madre della bimba sono totalmente false”.
Ovvero: “Il fatto è avvenuto a casa di Iannuzzi e successivamente la bambina è stata portata a casa della Aiello quando era già deceduta. Quindi la chiamata al 118 e le manovre di soccorso erano avvenute quando la bimba era già morta. Era una messa in scena, concordata tra Aiello e Iannuzzi per depistare le indagini”. 

Il procuratore spiega come “quella mattina per farla riprendere l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero” ma non si sono rivolti ai medici e la piccola non si è mai ripresa. Sono state le due sorelline della piccola uccisa a raccontarlo agli inquirenti. Dopo essere state allontanate dal nucleo familiare e inserite in una struttura protetta, le bambine hanno iniziato un percorso psicologico che, secondo le relazioni acquisite agli atti, avrebbe portato a un “miglioramento incredibile” e a una maggiore consapevolezza di quanto avevano vissuto. 

Le due bambine hanno raccontato agli psicologi e poi al pubblico ministero una versione dei fatti completamente diversa rispetto a quella fornita nelle prime ore successive alla morte della bambina che, secondo gli investigatori, erano state concordate e suggerite dalla madre e dal suo compagno. 

L’autopsia

L’autopsia si svolta nella camera mortuaria di Sanremo ed è stata effettuata dal professor Francesco Ventura, direttore di medicina legale del policlinico San Martino. All’esame hanno assistito i medici legali nominati dalle parti. Ci vorranno 90 giorni per i risultati completi ma sembrerebbero esserci lesioni e un trauma cranico.

L’ipotesi degli investigatori è che la bambina sia morta nella casa di Perinaldo e che sia stata trasferita solo dopo la morte nella casa della madre a Bordighera.

Il ritrovamento del corpo senza vita

La bambina era stata trovata morta nella casa della madre la mattina del 9 febbraio dai soccorritori chiamati dalla donna che sosteneva che la piccola aveva difficoltà a respirare. Tuttavia i soccorritori avevano notato alcuni lividi e macchie sul corpicino che consigliarono di chiamare i carabinieri e il medico legale che, dopo l’esame esterno, sostenne che la morte era avvenuta qualche ora prima, ovvero durante la notte.

La donna, interrogata in caserma, raccontò che i lividi sul corpo della bambina erano dovuti a una caduta dalle scale di qualche giorno prima e di aver passato la notte tra l’8 e il 9 febbraio assieme alle tre figlie in casa del suo nuovo compagno, a Perinaldo. Al risveglio avrebbe preso le tre bambine e sarebbe tornata a casa in macchina. Le contraddizioni della donna e la comparazione del racconto con l’analisi delle telecamere di sorveglianza e le parole di alcuni testimoni convinsero in un primo momento i carabinieri ad arrestare la donna, arresto che però non venne convalidato dal gip. Il giudice, però, emise un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e la donna venne trasferita nel carcere di Genova Pontedecimo, dove si trova tuttora.

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