Depositata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila la perizia finale della consulente tecnica d’ufficio sul caso della famiglia del bosco. In circa 50 pagine, che integrano la prima stesura di 196 pagine e le controdeduzioni di parte di circa 300, la psichiatra difende il lavoro svolto durante i test psicologici, nei confronti di Nathan Birmingham e Catherine Trevallion, la coppia di coniugi che chiede il ricongiungimento con i tre figli minori. Nel documento, la psichiatra replica alle criticità rilevate dai periti di parte della famiglia, difendendo l’operato complessivo. Nelle conclusioni viene spiegato che la relazione non intende sostenere l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al loro rientro nel contesto familiare. Al contrario, scrive la professionista, “si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere”.
La psichiatra ribadisce che l’attività svolta non è stata “una valutazione dello stile dei vita dei genitori in sé”, ma un’analisi della “eventuale incidenza che il loro stile di vita educativo può avere sul crescere psicologico, educativo, affettivo e relazionale dei minori”. La Ctu, viene poi sottolineato, “ha operato in maniera neutrale, in scienza e coscienza, senza alcun pregiudizio nei confronti della coppia genitoriale”. Come periti del Tribunale, “ci siamo limitati a ricostruire la storia della famiglia”.
Famiglia bosco, nei bambini carenze di istruzione, salute e socializzazione: lo dice il tribunale
Di Sala Notizie2 min di lettura
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