Accordi tutti da definire, senza dimenticare il nodo delle decine di mine navali. Serviranno fino a sei mesi per la messa in sicurezza, ma sono in aumento i transiti dei mercantili dallo stretto di Hormuz, 34 ieri. Dal 17 giugno, giorno dell’Accordo Stati Uniti-Iran, considerando i dati disponibili, il picco è stato raggiunto giovedì scorso con 70 transiti, 62 il giorno prima. Numeri comunque ben più bassi dei circa 130 attraversamenti al giorno che si registravano prima del conflitto. A due settimane da quella prima intesa, che fissa in 60 giorni il termine per negoziare una serie di temi bollenti, la partita della gestione di Hormuz è di fatto al fischio d’inizio. Teheran, prevedibilmente, non intende rinunciare alle chiavi dello stretto che le permettono di tenere in scacco un’ampia fetta dell’economia mondiale. Da qui transita infatti il 20% del petrolio globale e un quarto del gas naturale liquefatto. Uno dei tanti nodi della trattativa riguarda anche i pedaggi che l’Iran vuole imporre. L’Oman, lo Stato che controlla le acque meridionali dello stretto, sarebbe pronto a sostenere la volontà di Teheran. La formula prevedrebbe un contributo volontario per garantire la sicurezza della navigazione nella forma di tariffe di servizio.
Hormuz, in aumento i transiti mercantili ma resta il nodo dei pedaggi e delle mine navali
Di Sala Notizie1 min di lettura
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