Nel giardino del carcere romano di Rebibbia, la tensione si scioglie in un sorriso prima di salire in passerella. Sotto i riflettori sfilano sette “sarti-modelli”, detenuti che hanno completato l’ultimo corso di taglio e cucito promosso dall’Accademia Nazionale dei Sartori. Gli abiti presentati, uniti sotto il marchio “Made in Rebibbia”, sono interamente realizzati a mano: giacche, pantaloni, gilet e camicie nati dall’intreccio paziente di ago e filo.
Come spiega il docente Sebastiano Di Rienzo, il percorso avvicina i partecipanti ai concetti di eleganza e raffinatezza, stimolando una profonda trasformazione personale. Una testimonianza concreta di riscatto arriva da Manuel, ex detenuto uscito da quattro anni, che prima dell’esperienza in istituto non aveva mai tenuto un ago in mano e oggi lavora stabilmente in una prestigiosa sartoria capitolina. Una dimostrazione tangibile di come la formazione professionale possa offrire una reale e concreta seconda opportunità di reinserimento sociale.
