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Home » Invalsi, male matematica alle elementari e l’italiano migliora solo alle superiori
Cronaca

Invalsi, male matematica alle elementari e l’italiano migliora solo alle superiori

Di Sala Notizie16 Luglio 202610 min di lettura
Invalsi, male matematica alle elementari e l’italiano migliora solo alle superiori
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E’ stato presentato oggi a Roma il rapporto Rapporto nazionale 2026 Invalsi relativo alle rilevazioni sugli apprendimenti condotte nei mesi di marzo-maggio 2026 nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Le prove hanno coinvolto circa 11.400 scuole per un totale di oltre 800.000 alunne e alunni della scuola primaria (classe II e classe V), circa 520.000 allieve e allievi della scuola secondaria di primo grado (classe III) e oltre 1 milione di studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado (classe II e ultimo anno).

Quasi 40% bambini elementari non ha conoscenze di base in matematica
I bambini e le bambine italiani hanno difficoltà in matematica: chi raggiunge almeno il livello base diminuisce, rispetto alla passata rilevazione Invalsi, di circa 3 punti percentuali sia in seconda che in quinta elementare, sono poco più del 60%. Rispetto al 2019, ovvero a prima del Covid, si conferma un calo nei risultati medi di circa l’8-10% (erano oltre il 70%). 

In matematica, nell’anno scolastico appena concluso, le prove Invalsi mostrano nell’ultimo anno delle superiori un miglioramento diffuso rispetto al 2025: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo sale dal 49% al 52%, con progressi in tutte le macro-aree. Il Mezzogiorno mostra i segnali più incoraggianti: il Sud cresce dal 40% al 45% e il Sud e Isole dal 38% al 41%, avvicinandosi ai livelli pre-pandemici. In seconda superiore si osserva un leggero miglioramento rispetto al 2025: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 54% al 55%, con risultati differenziati nelle diverse aree del Paese. La macro-area Sud cresce in misura considerevole, passando dal 45% al 51%, mentre il Sud e Isole cresce di 3 punti percentuali. Nonostante la maggiore complessità della popolazione che si riscontra soprattutto nel primo biennio delle scuole secondaria di secondo grado, la quota di studenti e studentesse che raggiungono almeno la soglia di accettabilità cresce leggermente. In terza media i risultati di Matematica nel 2026 sono sostanzialmente stabili sia a livello nazionale sia nei territori: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 56% al 55%, con risultati differenziati nelle diverse aree del Paese, ma con andamento simile. Una quota rilevante di allievi e allieve che hanno frequentato una parte importante della scuola primaria durante la pandemia fatica a raggiungere livelli adeguati in matematica. Circa 15-20 punti percentuali separano il Centro-Nord dal Mezzogiorno.

Gli studenti stentano nell’Italiano ad eccezione dei maturandi
Migliorano in Italiano gli studenti dell’ultimo anno delle superiori: a livello nazionale, la quota di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa, infatti, dal 52% del 2025 al 54%, evidenziando una crescita che interessa tutte le macro-aree del Paese. I segnali più incoraggianti provengono dal Mezzogiorno, dove l’incremento risulta particolarmente importante: nel Sud il valore cresce dal 44% al 47%, mentre nella macro-area del Sud e Isole passa dal 43% al 47%. Questi progressi consentono alle regioni meridionali di avvicinarsi gradualmente ai livelli registrati prima della pandemia e a quelli dell’intero Paese. Le regioni del Nord mantengono infatti valori superiori al 60%, confermando una posizione di vantaggio rispetto al resto del Paese.
Le buone notizie però finiscono qui: già nel secondo anno delle superiori, nell’anno scolastico appena concluso, si osservano risultati sostanzialmente stabili e in lieve discesa rispetto al 2025: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 62% al 61%, con risultati differenziati nelle diverse aree del Paese.
Anche in terza media nel 2026 permane l’andamento emerso nel corso negli ultimi anni, con un peggioramento: la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 59% al 57%, con risultati differenziati nelle diverse aree del Paese, ma con andamento analogo. Una quota rilevante di allievi e allieve che hanno frequentato una parte importante della scuola primaria durante la pandemia – notano i ricercatori Invalsi – fatica a raggiungere livelli adeguati nella comprensione della lettura. Circa 10 punti percentuali separano il Centro-Nord dal Mezzogiorno.
Infine alle elementari, sia in seconda che in quinta, la percentuale di bambini e bambine che raggiungono almeno il livello base è pressoché costante ma rispetto al 2019 si conferma un calo nei risultati medi soprattutto in II primaria (solo il 67% raggiungono almeno il livello di base contro il 73% del 2019) e gli studiosi Invalsi evidenziano la necessità di concentrare maggiori sforzi sulla comprensione del testo scritto, percorrendo tutti gli spazi previsti nelle Indicazioni Nazionali. 

Studenti italiani bravi in inglese e competenze digitali

Gli studenti italiani hanno un buon livello di conoscenza dell’inglese e delle competenze digitali. Nell’anno scolastico appena passato infatti, secondo quanto certifica il rapporto Invalsi 2026 presentato oggi, nell’inglese riprende la crescita osservata negli anni passati: il 63% raggiunge il livello obiettivo B2/B1+ in Reading e il 48% in Listening. Il Mezzogiorno mostra i segnali più incoraggianti dove la crescita rispetto al 2019 è molto rilevante. Permangono divari territoriali, con il Nord ancora sopra il 60%, ma la crescita del 2026 indica una dinamica positiva soprattutto nelle aree più fragili, contribuendo alla riduzione delle differenze di risultato tra i territori Anche in terza media i risultati del 2026 sono stabili rispetto al 2025. Circa l’83% degli allievi e delle allieve raggiunge il prescritto A2 in Reading e circa il 70% in Listening. Si tratta di un risultato molto positivo rispetto all’inizio della rilevazione (2018). Pur permanendo, i divari territoriali importanti si vanno riducendo nel tempo. In quinta elementare continua la crescita degli esiti di apprendimento sia in Reading sia in Listening. Circa il 91% dei bambini e delle bambine raggiunge il prescritto A1 in Reading e circa l’85% in Listening. Anche nelle prove delle competenze digitali Invalsi registra miglioramenti in tutti i cicli di istruzione con il raggiungimento del livello avanzato da ampie fasce di studenti, soprattutto i più grandi.

A 6 anni dal Covid i risultati scolastici sono più bassi di prima’
 “I risultati scolastici del post pandemia si sono stabilizzati su livelli che non erano quelli pre pandemia: bisogna continuare ad investire, nell’auspicio che, con i nuovi programmi, si vada verso un miglioramento”. A dirlo, durante la presentazione dei dati Invalsi, è il presidente dell’Istituto, Roberto Ricci.
“Non abbiamo una risposta su come mai siamo lontani dai risultati precovid: l’ipotesi è che dopo lo chock il livello si sia assestato ma non ma non ai pametri precendenti. C’è un fenomeno identico in altri Paesi, dalla Francia alla Scandinavia, questa è la nuova normalità, la vera risposta è che non lo sappiamo perchè stia accadendo: senza dubbio non va abbassata la guardia”.

Diminuisce l’abbandono scolastico è all’8,2% nel 2025
La riduzione della dispersione scolastica continua a registrare  progressi: nel 2025 il tasso di abbandono precoce si è attestato all’8,2% e, secondo le stime Invalsi che oggi ha pubblicato il rapporto 2026, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Si conferma così, con ampio anticipo, il superamento del traguardo del 9% fissato dall’Unione Europea per il 2030, consolidando un risultato di rilievo per il sistema educativo italiano. Sempre più giovani rimangono nei percorsi di istruzione e formazione, con effetti positivi sull’inclusione, sull’equità sociale e sulle opportunità future. L’ampliamento della partecipazione rende tuttavia la popolazione scolastica più articolata, poiché coinvolge anche studenti e studentesse caratterizzati da maggiori fragilità negli apprendimenti. Le eventuali flessioni nei risultati medi delle prove Invalsi, secondo i ricercatori, devono pertanto essere interpretate anche alla luce di questo processo di crescente inclusione.
La dispersione scolastica implicita riguarda gli studenti e le studentesse che, pur portando a termine il proprio percorso di istruzione, non raggiungono livelli adeguati negli apprendimenti di base. Si tratta di una forma meno evidente di dispersione, perché non coincide con l’abbandono scolastico, ma con una preparazione che non risulta pienamente corrispondente agli apprendimenti attesi al termine degli studi. I dati più recenti mostrano tuttavia un quadro incoraggiante. La quota di studenti e studentesse in questa condizione registra una diminuzione significativa (erano l’8,7% nel 2025 sono il 6,3% nel 2026) e, nello stesso tempo, cresce il numero degli allievi e delle allieve che consegue risultati elevati (passando dal 12,3% del 2025 al 13,1% del 2026). Questi segnali indicano un miglioramento complessivo della qualità degli apprendimenti e testimoniano una maggiore capacità del sistema educativo di sostenere gli studenti in difficoltà, promuovendo al contempo le eccellenze e valorizzando le potenzialità individuali. 

Valditara: con taglio dispersione 520mila ragazzi hanno un futuro
“Dico un grazie per i risultati raggiunti dalla scuola italiana ai docenti e ai dirigenti che hanno consentito il raggiungimento di traguardi che erano insperati: il tasso di abbandono previsto da Invalsi scende al 7,3% e quindi sono oltre 520 mila i ragazzi recuperati dal 2022 ad oggi. L’Italia si colloca tra i paesi più virtuosi e supera Olanda, Estonia, e la Germania che è in costante peggioramento per abbandono scolastico. Nel 2020 Italia aveva fallito obiettivo europeo del 10%, noi abbiamo superato gli obiettivi”. Così il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara alla presentazione dei dati Invalsi 2026. “Sono 520mila ragazzi tolti dalla strada, dal divano, che hanno un futuro, sono sottratti al lavoro nero e alla criminalità – ha proseguito il  ministro – questi dati si devono considerare, sono i dati più importanti per contrastare il lavoro nero, il fenomeno dei maranza, la criminalità. Devo ringraziare Agenda Sud e il decreto Caivano, così come è stata importante la figura del docente tutor”, ha concluso. 

“Sulla dispersione c’è una eccezione: la provincia di Prato mi ha fatto riflettere, ha una dispersione e abbandoni pazzeschi. Mi è stato detto che in alcune scuole il 70% di studenti cinesi non va a scuola, bisogna intervenire. Non è un caso che la Toscana sia in controtendenza mentre al contrario su questo aspetto la Campania ha risultati straordinari. Monitorerò attentamente la situazione a Prato, bisogna estendere il decreto Caivano. Anche la dispersione esplicita è in calo netto al 6,3% ed aumentano di quasi 1 punto gli studenti eccellenti”, ha aggiunto Valditara

“In quinta superiore superiamo finalmente il 50% in matematica e arriviamo al 52%. Anche qui il Sud cresce più di tutti. Nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est, con i risultati ottenuti alle superiori, ci confermiamo ai livelli più alti in Europa. Se confrontiamo questi risultati anche soltanto con i dati del 2022, in quelle regioni siamo al top in Europa. Allo stesso tempo i divari si riducono, perché è il Sud a crescere di più”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, alla presentazione del Rapporto nazionale “Le prove Invalsi 2026″ nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera.”Nella primaria c’è invece un peggioramento. Serve una rivoluzione della matematica, come quella prevista nelle nuove indicazioni nazionali: meno tablet e più nuova didattica”, ha ribadito Valditara, sottolineando che “bisogna insegnare a pensare matematicamente, utilizzare il laboratorio di matematica. Partire dai perché, dalla deduzione, dall’osservazione della realtà e delle situazioni. La procedura e il calcolo vengono dopo”.

“Un livello intermedio di competenze digitali all’87%, con punte del 92%, significa che la nostra scuola ha funzionato egregiamente nella formazione dei ragazzi. Questi dati sfatano il mito secondo cui i nostri studenti sarebbero fra quelli con le minori competenze digitali in Europa”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, alla presentazione del Rapporto nazionale “Le prove Invalsi 2026″ nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera.”Un terzo dei ragazzi, però, non è ancora consapevole dei rischi che il digitale può comportare e sappiamo quanto questi rischi possano essere gravi” ha precisato Valditara, sottolineando che “alle Primarie bisogna tornare alla centralità del libro, della carta e della penna e continuare a investire sulla sicurezza nel digitale”.

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