La morte di Dafne Rebaudo, 31 anni, precipitata il 13 luglio da una terrazza condominiale a Tor Bella Monaca, a Roma, secondo gli inquirenti non sarebbe stata né un incidente né un gesto volontario.
La polizia ha fermato il compagno della donna, Mohamed Trabelsi, 41enne tunisino con il quale la vittima conviveva da alcuni mesi. L’ipotesi investigativa è che l’uomo abbia spinto Dafne dalla terrazza al culmine di una lite. Il caso viene quindi trattato come un possibile femminicidio. L’uomo, secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, sarebbe coinvolto anche nella gestione del racket delle case popolari occupate in via dell’Archeologia, oltre a gravitare nell’ambiente dello spaccio della zona.
A dare l’allarme, intorno alle cinque del mattino, era stata una residente della zona, svegliata da un forte rumore. Affacciandosi aveva visto il corpo della giovane sull’asfalto e aveva chiamato il 112. All’arrivo dei soccorritori la 31enne era già morta.
Dafne non aveva con sé documenti né effetti personali che consentissero di identificarla immediatamente. Solo nei giorni successivi gli agenti del Distretto Casilino sono riusciti a ricostruire chi fosse e a raccogliere informazioni sulla sua vita e sulla relazione con il 41enne.
Determinanti sono risultate anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti della coppia e di confrontarli con le dichiarazioni rese dall’indagato. Proprio le versioni contrastanti fornite dall’uomo sugli orari e sulla dinamica dei fatti hanno spinto gli investigatori ad approfondire gli accertamenti, fino ad arrivare al fermo. Dalle indagini è anche emerso che l’uomo fermato aveva fatto credere che fosse un suicidio. Nel palazzo, dove numerosi appartamenti risultano occupati abusivamente e dove operano gruppi criminali legati allo spaccio, alcune persone hanno deciso di rompere il muro di omertà, contribuendo con le proprie dichiarazioni alla ricostruzione della vicenda.
Un ruolo importante nelle indagini lo avrebbero avuto le telecamere di sorveglianza dello stabile. Secondo la ricostruzione investigativa, le immagini mostrerebbero Dafne e il compagno mentre salgono verso la terrazza. Successivamente nelle riprese comparirebbe soltanto l’uomo, mentre scende le scale portando con sé la borsa della donna, che non è stata ancora ritrovata, e un cane.
Gli investigatori avrebbero inoltre riscontrato incongruenze nelle dichiarazioni rese dal 41enne sugli orari e su quanto accaduto quella notte. A queste si aggiungono le testimonianze di alcuni condomini, che avrebbero riferito di aver sentito delle urla provenire dal palazzo.
Gli accertamenti hanno progressivamente allontanato l’ipotesi iniziale di una morte volontaria e portato al fermo dell’uomo. Resta da ricostruire cosa sia accaduto sulla terrazza e quale sia stato il motivo della lite. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche quella che la giovane volesse mettere fine alla relazione. Secondo quanto emerge dagli elementi raccolti dagli investigatori, la trentenne, descritta da chi la conosceva come una ragazza di buona famiglia, avrebbe maturato la decisione di interrompere la relazione con il compagno.
Nei prossimi giorni il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, sarà chiamato a pronunciarsi sulla convalida del fermo e sull’eventuale emissione della misura cautelare in carcere. Il presidente del VI Municipio delle Torri, Nicola Franco, ha espresso cordoglio per la famiglia della vittima e ha ringraziato gli investigatori del VI Distretto Casilino “per la rapidità e la professionalità dimostrate nel fare piena luce su una vicenda che inizialmente sembrava un gesto volontario”, ribadendo la vicinanza dell’amministrazione municipale ai familiari di Dafne Rebaudo e l’impegno a contrastare il dilagare dello spaccio nel quartiere.
