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Viaggi e Turismo

“Anno da record, stranieri +5,1%”. Ma 2 italiani su 10 rateizzano le spese

Di Sala Notizie13 Agosto 20266 min di lettura
“Anno da record, stranieri +5,1%”. Ma 2 italiani su 10 rateizzano le spese
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L’estate 2026 consegna all’Italia numeri da record sul fronte del turismo. Arrivi e presenze sono in crescita, gli stranieri aumentano, le strutture ricettive registrano livelli di occupazione superiori a quelli dello scorso anno e il Paese continua a posizionarsi davanti a competitor come Spagna e Francia. Ma dietro il boom delle statistiche si nasconde anche un’altra fotografia: quella di un’Italia nella quale una parte delle famiglie deve ricorrere al credito per potersi permettere una vacanza, mentre milioni di persone rinunciano del tutto a partire oppure optano per spostamenti brevi e diffusi.

Il quadro positivo generale arriva innanzitutto dai dati dell’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo, elaborati sulla base delle informazioni della piattaforma Alloggiati Web del Ministero dell’Interno. A luglio 2026 si contano oltre 4 milioni di presenze e circa un milione di arrivi in più rispetto allo stesso mese del 2025. Le presenze crescono complessivamente del 4,4%: +2,3% per la componente italiana e +6% per quella straniera. Ancora più significativo il dato sugli arrivi, in aumento del 4,5%, con una crescita del 3,8% degli italiani e del 5,1% degli stranieri.

A beneficiare della crescita sono sia gli alberghi, che segnano un +2,5%, sia il comparto extralberghiero, in aumento del 6,7%. Una dinamica che non rappresenta un episodio isolato: il primo semestre dell’anno si era già chiuso con un incremento del 4,9% delle presenze e del 4,4% degli arrivi.

Anche il saldo della bilancia turistica dei pagamenti conferma la forza del settore. A maggio, secondo i dati della Banca d’Italia, l’avanzo ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, in aumento rispetto allo stesso mese del 2025. E nei mesi clou dell’estate, luglio e agosto, il Centro Studi di Confindustria/Federturismo stima una crescita dell’8,3% delle presenze straniere.

Prenotazioni + 10,8% rispetto al 2025, trainano le mete di montagna a Ferragosto

Il dato più interessante arriva però dalla capacità ricettiva. Per l’intera stagione estiva, dal 15 giugno al 15 settembre, il tasso medio di saturazione delle strutture presenti sulle grandi piattaforme internazionali di prenotazione raggiunge il 58,9%, con un balzo di 10,8 punti percentuali rispetto al 2025. E tutto questo, sottolinea il Ministero del Turismo, con tariffe mediamente più basse.

Nella settimana di Ferragosto si arriva al 65,4%, un livello che porta l’Italia davanti ai principali concorrenti europei. Nell’intera estate il distacco è di 6,7 punti sulla Spagna, ferma al 52,2%, e di 16,1 punti sulla Francia, al 42,8%. 

Non sono soltanto le località balneari a trainare la domanda. Nella settimana di Ferragosto la saturazione raggiunge il 78,4% in montagna, il 74,3% nelle destinazioni balneari e il 71,9% nelle località lacuali. Le città d’arte e i paesaggi culturali si fermano al 56%, ma sono proprio queste mete a registrare la crescita più forte rispetto al 2025: +13,9 punti percentuali. È il segnale di un turismo meno concentrato sulle tradizionali vacanze al mare e sempre più orientato verso esperienze, cultura e territori.

A livello geografico, le performance migliori si registrano nelle destinazioni alpine, nel Nord-Est e nelle Isole. Sardegna, Veneto e Sicilia superano il 63% di saturazione, mentre Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche oltrepassano il 60%.

A crescere, però, non sono soltanto le grandi città e le destinazioni più conosciute. Un ruolo sempre più importante è giocato dai piccoli Comuni, che nel primo semestre segnano +5,3% di arrivi e +4,6% di presenze. Calabria, Abruzzo e Piemonte sono tra le regioni con gli incrementi più rilevanti delle presenze nei piccoli centri, rispettivamente con +12,1%, +10,9% e +9,8%.

Un risultato legato anche alla forza degli eventi locali: sono oltre 20mila le sagre organizzate ogni anno in Italia, capaci di attirare complessivamente 48 milioni di visitatori, generare 2,1 miliardi di euro di indotto e sostenere circa 10.500 posti di lavoro.

“Questi risultati ci rendono orgogliosi e sono frutto del lavoro di squadra del Governo Meloni con Regioni, operatori e associazioni”, afferma il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, indicando in digitalizzazione, destagionalizzazione, accessibilità e promozione i pilastri della strategia. Secondo il ministro, l’Italia è oggi percepita dai turisti come la destinazione europea più sicura e la crescita dimostra che “il nostro turismo lavora dodici mesi l’anno”.

Confcooperative: “Sempre più usato il Buy Now Pay Later, cresciuto del 127% in tre anni”

Ma proprio mentre il settore festeggia i record, il Centro Studi di Confcooperative ci dice che per una parte crescente delle famiglie partire per le vacanze significa anche indebitarsi.

Almeno due italiani su dieci finanziano infatti la propria vacanza attraverso il cosiddetto buy now, pay later, il sistema che consente di dividere il pagamento in tre rate senza interessi direttamente attraverso l’app utilizzata per l’acquisto. Un fenomeno che non appare più marginale: il credito erogato attraverso il Bnpl è cresciuto del 127% in tre anni e del 23% soltanto nell’ultimo anno.

Nello stesso periodo, al contrario, i piccoli prestiti tradizionali, quelli inferiori ai 1.500 euro, sono diminuiti del 29%. Il credito immediato, ottenibile direttamente sulla piattaforma di acquisto e senza passare da una filiale o presentare documenti, sembra dunque sostituire progressivamente le forme più tradizionali di finanziamento.

Il dato racconta una trasformazione delle abitudini di consumo, ma anche una difficoltà crescente a sostenere i costi delle vacanze senza ricorrere a forme di pagamento dilazionato. E i numeri sulla spesa confermano la pressione sui bilanci familiari.

Costi medi per famiglie italiane: +15% rispetto al 2025

Una famiglia spende mediamente 2.750 euro per una settimana di vacanza, considerando pernottamento e colazione: il 15% in più rispetto al 2025. Per una famiglia di quattro persone, nella settimana di Ferragosto, il costo può arrivare a 6.820 euro per un trattamento all inclusive, con un aumento del 5% sull’anno precedente.

Di fronte a queste cifre, 8,9 milioni di italiani resteranno a casa. Per più di una persona su due, la ragione è economica.

È qui che il quadro dell’estate 2026 diventa composito: da una parte un’Italia turistica che registra presenze record, conquista visitatori stranieri e supera i principali competitor europei; dall’altra un’Italia di famiglie che deve distribuire una spesa sempre più pesante nel tempo oppure rinunciare alla vacanza.

E c’è anche una terza fotografia, si può dire più “emotiva”. Confcooperative rileva infatti il ritorno di quello che definisce il “déjàview”, il turismo della nostalgia. Più di sei italiani su dieci tra i 30 e i 55 anni trascorreranno o vorrebbero trascorrere Ferragosto nei luoghi delle vacanze dell’infanzia: la casa dei nonni al mare, quella degli zii in campagna, la casa dei cugini in città.

Non necessariamente una scelta dettata dal risparmio, ma certamente una risposta a un’estate segnata da rincari e incertezza. Quando una nuova destinazione diventa troppo costosa, si torna dove tutto è già conosciuto: non tanto per scoprire un luogo, quanto per ritrovare un tempo.

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