Valter Lavitola aveva commissionato agli autori materiali una azione con “diverse modalità” per l’attentato a Sigfrido Ranucci. Non un ordigno, quindi, ma “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma. È quanto avrebbe detto ieri al gip nell’interrogatorio di oltre 5 ore del 12 agosto.
Dopo il blitz dinamitardo dell’ottobre scorso – in base a quanto si apprende – l’indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di “valore dimostrativo”.
La procura di Roma darà parere negativo sulla richiesta di arresti domiciliari presentata ieri dalla difesa di Lavitola. A lui viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, si trova nel carcere di Rebibbia da lunedì scorso. Sull’istanza di attenuazione della misura, si attende dunque la decisione del gip.
La tesi dell’accusa: un attentato per accrescere la popolarità di Ranucci
L’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia di Roma è particolarmente insolita. Secondo gli inquirenti, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato non contro Ranucci ma, paradossalmente, a suo favore, con l’obiettivo di aumentarne la notorietà pubblica e rafforzarne il profilo in vista di un possibile futuro politico.
Gli investigatori ritengono tuttavia che il giornalista fosse completamente ignaro di qualsiasi progetto. Una circostanza ribadita anche dalla difesa di Ranucci, il cui legale sostiene che il conduttore sia vittima dell’attentato, del presunto tradimento di una persona considerata amica e della successiva esposizione mediatica e politica del caso.
Ora il verbale sarà analizzato dai pm coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi. Ranucci resta parte offesa ma alla luce delle dichiarazioni rese dall’imprenditore non è escluso che nelle prossime settimane possa essere convocato nuovamente in Procura. Un’audizione probabilmente a “chiarimento” non solo delle parole di Lavitola ma anche su quanto accertato nelle ultime settimane anche grazie all’analisi del cellulare dell’ex editore dell’Avanti!. Per chi indaga il movente dell’attentato resta legato al progetto che da tempo Lavitola coltivava per Ranucci. Intanto i magistrati stanno avviando le procedure per chiedere l’estradizione di Gomes Tavares, il cittadino camerunense attualmente latitante. Il tuttofare di Lavitola, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto il ruolo di intermediario con la banda e avrebbe compiuto con lo stesso Lavitola almeno due sopralluoghi all’esterno della villetta di Ranucci teatro dell’attentato.
