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Home » Madre e figlia avvelenate con la ricina, confronto in Questura tra Di Vita e un’amica
Cronaca

Madre e figlia avvelenate con la ricina, confronto in Questura tra Di Vita e un’amica

Di Sala Notizie20 Agosto 20264 min di lettura
Madre e figlia avvelenate con la ricina, confronto in Questura tra Di Vita e un’amica
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È il confronto di oggi a riaccendere il giallo di Pietracatella: Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne morte avvelenate con la ricina a Natale, ascoltato per oltre tre ore negli uffici della Questura di Campobasso. Secondo quanto riporta l’Ansa, l’uomo sarebbe stato messo a confronto con una donna, sua amica. In Questura presenti la procuratrice di Larino Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano. 

Il dato, al momento, non consente di attribuire un significato preciso al confronto né di stabilire se la donna ascoltata oggi sia la stessa amica di famiglia denunciata nei mesi scorsi per favoreggiamento. 

Quella donna era stata sentita tre volte dagli investigatori tra gennaio e giugno, come persona informata sui fatti, e, secondo quanto comunicato dalla Procura, negato di essere a conoscenza di tensioni e problemi all’interno della famiglia Di Vita, ma alcuni riscontri investigativi l’avrebbero successivamente smentita. 

Di Vita era stato di recente già nuovamente convocato per rendere sommarie informazioni testimoniali, l’ennesima audizione dall’inizio delle indagini. La donna con la quale sarebbe stato messo a confronto è stata convocata ma non indagata. Secondo quanto emerso, si sarebbe verificando una contraddizione nella ricostruzione fornita dai due, anche con l’obiettivo di chiarire alcuni dettagli che gli inquirenti ritengono funzionali alla comprensione del movente e dell’alimento o della bevanda vettore del veleno. 

l confronto arriva a due giorni dalla nuova audizione di Alice Di Vita, figlia di Gianni e Antonella e sorella di Sara, ascoltata martedì 18 agosto direttamente dalla procuratrice Antonelli. Le acquisizioni testimoniali proseguiranno anche nei prossimi giorni con ulteriori convocazioni nell’ambito di un’inchiesta che, sul fronte del duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, al momento resta contro ignoti.

I risultati degli accertamenti scientifici

L’attività investigativa è arrivata al nuovo confronto dopo una lunga sequenza di accertamenti scientifici e testimonianze.

A luglio la perizia autoptica, quasi 900 pagine, ha confermato definitivamente che Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte per un’intossicazione da ricina, già individuata nel sangue delle due vittime dal Centro Antiveleni di Pavia, circostanza poi confermata dalla relazione depositata in Procura. 

Le autopsie erano state eseguite il 31 dicembre 2025. 

Un altro risultato riguarda Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice, sopravvissuti alla tragedia: gli esami effettuati dagli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino hanno escluso che siano entrati in contatto con la ricina. Gli esperti tedeschi hanno cercato nei campioni di sangue gli anticorpi che avrebbero potuto indicare un’esposizione alla tossina anche a distanza di mesi: il risultato è stato negativo, in linea con quanto già indicato dagli accertamenti del Centro Antiveleni di Pavia. 

 

I sopralluoghi in casa

Gli investigatori hanno lavorato a lungo anche sulla casa di Pietracatella, dove viveva la famiglia. A fine luglio gli esperti italiani e tedeschi del Robert Koch Institute hanno effettuato un nuovo, lungo sopralluogo alla ricerca di eventuali tracce della tossina.

Restano attesi gli esiti delle analisi sui 131 campioni prelevati il 30 luglio nell’abitazione di via Risorgimento e nei locali annessi e trasferiti nei laboratori del Robert Koch-Institut di Berlino per la ricerca di eventuali tracce di ricina o di altre componenti del Ricinus communis.

Sono stati inoltre sequestrati telefoni, computer, tablet, modem e altri dispositivi elettronici. La Procura ha disposto l’estrazione dei dati per ricostruire i rapporti personali delle vittime, le comunicazioni e anche eventuali ricerche sulla ricina, oltre alle annotazioni relative agli alimenti consumati nei giorni precedenti il malore. 

Già nei primi giorni dell’inchiesta erano stati sequestrati 19 alimenti presenti nella casa di Pietracatella e nell’abitazione della madre di Gianni Di Vita, tra cui polenta, funghi, formaggi, olive, polpette, pesce, conserve e altri prodotti. 

L’indagine per omicidio

Subito dopo della tragedia, si era parlato di una possibile intossicazione alimentare e anche cinque medici del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso erano stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e lesioni colpose, nell’ambito del primo filone dell’inchiesta. 

Poi, con la conferma della presenza della ricina, l’indagine ha assunto una direzione diversa. La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno, ma il fascicolo è ancora contro ignoti. A luglio la Procura aveva parlato di “significativi passi avanti”, precisando tuttavia che non c’erano ancora persone formalmente indagate per gli omicidi.

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