A quasi un anno dall’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre scorso, si sono svolti nel carcere di Rebibbia gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro individui arrestati con l’accusa di essere stati gli esecutori materiali dell’atto intimidatorio.
I colloqui davanti al pubblico ministero, formalmente richiesti dai difensori dei due indagati — gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri —, sono durati fino a dopo le 19,30 dopo che i legali avevano fatto ingresso nella struttura carceraria romana alle ore 10 di questa mattina.
“Hanno reso la loro versione difensiva e non si sono sottratti alle domande formulate dal pubblico ministero”. Così l’avvocato Antonio Falconieri ha commentato l’esito del confronto fiume, durato 11 ore nel carcere di Rebibbia, “Hanno risposto a tutte le domande. Ovviamente c’è bisogno di riscontri. Sono stati toccati tutti i temi”, ha aggiunto.
Carcere di Rebibbia, Roma (ansa)
Come avevano anticipato i difensori alla vigilia dell’incontro, il passaggio odierno puntava a delineare con precisione i contorni e i confini del mandato ricevuto per la realizzazione dell’attentato, del quale Valter Lavitola ha già ammesso di essere stato il mandante.
Secondo la linea difensiva, D’Avino e Passariello intendevano ribadire ai magistrati di non aver mai conosciuto direttamente né il conduttore di Report né lo stesso Lavitola, sostenendo di aver stretto accordi operativi unicamente con Gomes Clesio Tavares, considerato il factotum di Lavitola.
A margine delle prolungate operazioni all’interno del carcere, i legali hanno comunque confermato che gli indagati hanno mostrato piena collaborazione, rispondendo a tutte le domande formulate dagli inquirenti per chiarire la propria posizione.
Esclusiva Tg1- Intervista a Gomes Clesio Tavares socio di Lavitola (RAI)
Le nuove dichiarazioni di Tavares
Intanto arrivano nuove dichiarazioni al Tg1 da parte di Gomes Clesio Tavares, il factotum di Valter Lavitola indagato nell’ambito dell’inchiesta.
L’uomo ha confermato i suoi legami con parte delle persone coinvolte, mantenendo però il no comment sul merito dell’ordigno: “Conosco alcuni degli arrestati per l’attentato, ma della bomba non parlo”. Tavares ha poi annunciato l’intenzione di chiarire la propria posizione con gli inquirenti italiani: “Tornerò in Italia per parlare con i magistrati”, concludendo la sua intervista con un messaggio di vicinanza all’ex editore: “Resisti ed esci presto”. Ha anche parlato della sua attuale latitanza. “Non sono latitante e se volessi scappare andrei in Russia dove conosco e dove nessuno
potrebbe chiedere estradizione”.