I dati tossicologici sulla cocaina trovata con le analisi su Abderrahim Fakir “sono rilevanti, come ci aspettavamo”. Ma il tasso “corrisponde alla metà della quantità che, per letteratura, può essere causa di morte autonoma”. Lo spiega all’Ansa l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia del marocchino 42enne morto il 19 luglio a Bologna, al Pilastro, durante un fermo di polizia, mentre veniva immobilizzato.
“È indubitabile che senza la componente asfittica non sarebbe morto in quelle circostanze di tempo e di luogo”, aggiunge. “Allo stato non ci sono elementi per noi oggettivi per dire che la cocaina sia neppure concausa della morte” dice l’avvocato. La quantità di cocaina trovata sarebbe, spiega il legale, di 300 nanogrammi per millilitro, mentre per letteratura la quantità in grado di portare, da sola, alla morte, è di 500-600. Si tratterebbe, nel caso di Fakir, di un tasso inferiore a quello trovato in altri casi simili in cui è stata riconosciuta la concausa.
Domani a Padova è previsto un incontro tra tutti i consulenti tecnici che stanno lavorando sul caso. Quelli nominati dalla Procura di Bologna, che indaga nell’ambito di un fascicolo dove sono iscritti nel registro delle annotazioni preliminari i due poliziotti intervenuti e i quattro operatori della Croce Rossa, oltre a quelli delle difese e dalla persona offesa.
Secondo indiscrezioni, pubblicate dal Corriere di Bologna, i primi risultati dei medici legali, che stanno avviandosi alla conclusione del loro lavoro, propenderebbero per asfissia unita all’azione della cocaina come cause del decesso, in pratica una concausa. Al momento non risulta che siano state depositate conclusioni scritte dei consulenti tecnici.

