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Home » Crans-Montana, il gel israeliano per trattare le ustioni dei feriti ricoverati al Niguarda
Salute

Crans-Montana, il gel israeliano per trattare le ustioni dei feriti ricoverati al Niguarda

Di Sala Notizie11 Gennaio 20263 min di lettura
Crans-Montana, il gel israeliano per trattare le ustioni dei feriti ricoverati al Niguarda
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Crans-Montana, il gel israeliano per trattare le ustioni dei feriti ricoverati al Niguarda

Un farmaco innovativo, risultato dell’incontro tra la ricerca scientifica e la medicina d’urgenza: si tratta di un gel a base di concentrato di enzimi presi dal gambo dell’ananas con la bromelina come principio attivo. È questo il medicinale usato dai medici dell’Ospedale Niguarda di Milano per trattare le ustioni profonde degli 11 ragazzi ricoverati dopo l’incendio di Capodanno, nel bar Le Constellation di Crans-Montana.

I 15 flaconi di gel necessari per velocizzare e semplificare le operazioni sui giovani sono stati spediti d’urgenza dal Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale Villa Scassi. Valore complessivo delle fiale: circa 20mila euro. Non tutte le strutture sanitarie hanno scorte del gel, sviluppato dall’azienda israeliana MediWound: quella di Genova, tra i primi in Italia a sperimentare questo trattamento innovativo, è uno degli otto centri nazionali certificati dall’European Burns Association per standard qualitativi di altissimo livello.

Il farmaco

Il farmaco, in polvere e gel è commercializzato in Italia da Mediwound Germany in due dosaggi, entrambi a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Autorizzato dal 2012 nei Paesi dell’Unione Europea, e quindi anche in Italia, può essere utilizzato solo con prescrizione medica ed esclusivamente da operatori sanitari formati in centri specializzati nel trattamento delle ustioni. Per il dosaggio di 2 grammi, si legge nell’elenco dell’Aifa, risulta “cessata la commercializzazione definitiva” dall’ottobre 2025; per il dosaggio da 5 grammi sono segnalati “problemi produttivi” e il 21 novembre 2025 l’Aifa ha rilasciato “autorizzazione all’importazione alle strutture sanitarie per analogo autorizzato all’estero”. Questa misura, scrive l’Agenzia italiana del farmaco sul suo sito, “viene applicata nei casi estremi in cui non risultino alternative terapeutiche valide sul mercato italiano”.   

Il principio attivo del Nexobrid è la bromelina, una sostanza derivata dal gambo dell’ananas. Gli enzimi contenuti nel farmaco sono capaci di sciogliere le lunghe catene di proteine in unità più semplici (proteolitici) e in questo modo permettono di rimuovere i tessuti danneggiati dalle ustioni (escara) nell’arco di alcune ore.    

A cosa serve

Nei grandi ustionati, la pelle bruciata forma una crosta dura e nera che anziché proteggere dai batteri, li attira, rischiando di provocare infezioni nel sangue e scatenare delle sepsi molto gravi. Per questo, è necessario rimuoverla il prima possibile. Un’operazione che, fino a poco tempo fa, poteva essere fatta soltanto chirurgicamente e circa dopo una settimana, ma con rischi più elevati per i pazienti. Proprio qui entra in gioco NexoBrid: il gel, applicato sull’escara e lasciato agire per circa 4 ore, riesce a rimuovere il tessuto morto, rispettando quello sano. Così, si evita di ricorrere al bisturi: basterà lavarsi con acqua dopo poche ore per far andar via lo strato necrotico, risparmiando al paziente giorni di attesa per una chirurgia ben più impegnativa.

Il farmaco è fra i medicinali carenti in Italia

Risulta essere fra i medicinali carenti in Italia, il farmaco Nexobrid per la cura delle ustioni, fra quelli utilizzati per la terapia dei ragazzi vittime dell’incendio di Crans-Montana ricoverati nel nostro Paese. Il suo nome è infatti presente nell’elenco dei farmaci carenti pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che nel novembre 2025 ha autorizzato le strutture sanitarie a importare farmaci analoghi.    

“Poiché in Italia c’è un problema di forniture, l’Aifa ha autorizzato i centri ad importare questo farmaco, ma esistono alternative sia chirurgiche sia farmacologiche”, osserva Steven Paul Nisticò, ordinario di Dermatologia alla Sapienza Università di Roma e del Policlinico Umberto I. “La chirurgia – prosegue -permette infatti di rimuovere l’escara, anche se in tempi più lunghi e rispetto a quelli possibili con il Nexobrid e in alcuni casi può richiedere l’anestesia. Esistono poi farmaci alternativi, basati su enzimi proteolitici diversi dalla bromelina, come la collagenasi”.

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