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Home » Una data per il referendum sulla Giustizia
Politica

Una data per il referendum sulla Giustizia

Di Sala Notizie12 Gennaio 20262 min di lettura
Una data per il referendum sulla Giustizia
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Una data per il referendum sulla Giustizia

Il Consiglio dei ministri riunito oggi è chiamato a decidere la data del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Secondo quanto anticipato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’ipotesi più probabile è il 22–23 marzo 2026.
La scelta è legata a una scadenza precisa: la legge impone che la data del referendum venga fissata entro il 17 gennaio, e la riunione di oggi rientra negli ultimi giorni utili. Una decisione in questa finestra consentirebbe al governo di rispettare formalmente i termini e di impostare il calendario della campagna referendaria.

Le contestazioni dell’opposizione

Opposizioni e comitati promotori del No chiedono però più tempo per la raccolta firme e per la campagna referendaria. L’obiezione non è solo politica ma anche procedurale: se entro la fine di gennaio venissero raccolte le 500 mila firme necessarie per una nuova richiesta di referendum, i promotori potrebbero fare ricorso alla Corte costituzionale.
In quel caso, la Consulta potrebbe essere chiamata a valutare la legittimità della data fissata dal governo, mettendo in discussione l’intero calendario e complicando i piani della maggioranza. È uno scenario che al momento non è certo, ma che contribuisce a rendere la decisione di oggi particolarmente delicata.

Non solo giustizia: il ddl sui caregiver familiari

All’ordine del giorno del Consiglio dei ministri c’è anche il riconoscimento giuridico della figura del caregiver familiare, un tema discusso da anni senza mai arrivare a una legge definitiva. «Dopo dieci anni e oltre trenta proposte di legge rimaste senza approvazione», ha ricordato più volte la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, il governo punta ora a colmare questo vuoto normativo.
Il disegno di legge prevede tutele limitate e fortemente condizionate per chi assiste un familiare non autosufficiente. Il contributo economico, fino a 400 euro mensili esentasse, sarebbe riconosciuto solo ai caregiver conviventi che assistono per almeno 91 ore settimanali, con un reddito annuo non superiore a 3.000 euro e un ISEE sotto i 15.000 euro.

Le tutele previste

Oltre al sostegno economico, il ddl introduce alcune tutele differenziate in base al monte ore di assistenza. Tra queste: il diritto al congedo parentale se la persona assistita è un minore di 18 anni e la possibilità di ricevere ferie e permessi solidali da colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro.
Le misure sono state accolte con cautela dalle associazioni, che ne riconoscono il valore simbolico ma ne criticano l’impatto concreto, giudicato limitato rispetto alla platea reale dei caregiver.
 

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