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Home » Calciosociale nel nome della libertà di stampa
Sport

Calciosociale nel nome della libertà di stampa

Di Sala Notizie22 Gennaio 20264 min di lettura
Calciosociale nel nome della libertà di stampa
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Calciosociale nel nome della libertà di stampa

Non il nome delle star del calcio mondiale, ma quelli di giornalisti che hanno pagato di persona la loro dedizione alla verità. E’ questa la novità più importante del nuovo campionato del Calciosociale.

La consegna delle maglie speciali agli oltre 250 partecipanti delle 18 squadre è stata fatta nella palestra del campo dei Miracoli, l’impianto sportivo di fronte al Serpentone del Corviale, il cui campo è stato inaugurato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella prima uscita pubblica del suo secondo mandato. 

Negli anni passati i nomi delle squadre hanno raccontato gli eroi della lotta alla mafia e quelli che hanno speso la loro vita per riaffermare i diritti, gli articoli della nostra Costituzione e i valori che costruiscono la pace. La scelta quest’anno è caduta sul cruciale tema per la nostra democrazia che è quello della “libertà di informare”. 

I nomi sulle maglie

E quindi si sfideranno le squadra con i nomi di Ilaria alpi e Simone Camilli, Pippo Fava e Mario Francese, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, Enzo Baldoni, Maria Grazia Cutuli e Andrea Rocchelli, Daphne Caruanza Galizia, Mariam Abu Dagga e Ján Kuciak. Ma anche le storie meno note di chi in queste ore è in carcere, subisce violenze e torture per aver raccontato realtà scomode. I premi Sakharov Andrzej Poczobut e Mzia Amoglobeli, il venezuelano Carlos Julio Rojas il guatemalteco Jose Rubèn Zamora, la russa Elena Milashina, la birmana Sai Zaw Thaike. 

Il ricordo di Simone Camilli

Molto toccante è stata la consegna della maglia ai genitori di Simone Camilli. Suo papà Pierluigi, ex giornalista Rai, per tanti anni al Tg1 poi vicedirettore della Tgr, commosso ha ricordato la passione del figlio, la sua voglia di raccontare il mondo sul campo, mettendo a rischio anche la sua vita: “Morì per raccontare la crudeltà di chi provocava morte prima con i raid, poi con le bombe inesplose. E oggi sarà certamente felice di vedere che a ricordarlo siano tanti ragazzi. E felice sarà anche di vedere che il calcio che amava, può diventare strumento per far crescere un quartiere e una comunità come fa il Calciosociale”. 

I genitori di Simone Camilli, il videoreporter ucciso nel 2014 a Gaza mentre documentava la tragedia dei bambini vittime della guerra (Calciosociale)

La maglia che la formazione dedicata a Simone indosserà è biancoceleste, i colori della Lazio, la squadra per la quale il giovane fotoreporter tifava. “Il suo impegno di giornalista” ha ricordato sua madre Maria Daniela, “era quello di raccontare la tragedia dei bambini che allora morivano a Gaza. Erano gli anni dell’operazione Piombo fuso, allora le vittime tra i più piccoli erano nell’ordine delle decine, nell’ultima guerra siamo passati alle decine di migliaia. E da madre che ha perso un figlio in quel contesto di morte, è stato un dolore che si rinnovava sempre sapere che nella Striscia l’infanzia continuava ad essere negata e uccisa”.

Una classifica alimentata dalla conoscenza e dalla partecipazione 

I nomi dei giornalisti saranno scritti sulle spalle dei giocatori, ma soprattutto saranno oggetto di ricerca e conoscenza durante l’anno da parte dei partecipanti al torneo. Squadre miste di adulti e bambini, agonisti e semplici amanti del calcio, donne e uomini, persone con disabilità e volontari. Fa parte integrante del campionato e dà punti in classifica partecipare agli incontri in cui queste storie prenderanno vita, saranno oggetto di testimonianze, spingeranno a produrre contenuti multimediali per diffondere il senso profondo di un impegno per il bene comune. Una memoria condivisa che crea comunità e mira a cambiare il quartiere, curando il verde pubblico e promuovendo legalità.

“Vince solo chi custodisce” 

È il senso più profondo del Calciosociale, un progetto che mira a “cambiare le regole del calcio per ridiscutere le regole del mondo”. È un progetto di inclusione sociale che vuole partire dalla potenzialità del calcio per costruire una società più democratica. Far crescere cittadini, prima che calciatori. “Vince solo chi custodisce” è il motto di questa piccola rivoluzione avviata da Massimo Vallati. Questa volta ad essere custodito sarà il tesoro inestimabile di una informazione libera. 

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