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Home » Case green, entro maggio 2026 la direttiva: cosa cambia
Salute

Case green, entro maggio 2026 la direttiva: cosa cambia

Di Sala Notizie31 Gennaio 20263 min di lettura
Case green, entro maggio 2026 la direttiva: cosa cambia
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Parte il conto alla rovescia per la direttiva europea sulle Case green: entro maggio 2026 l’Italia dovrà recepirla.

A maggio 2026 scade il termine entro il quale l’Italia dovrà recepire la normativa europea “Case green” sulle prestazioni energetiche degli edifici, una rivoluzione in ambito immobiliare che costerà al nostro Paese circa 85 miliardi di euro entro il 2030, solo in termini di riqualificazione energetica. Una rivoluzione che genererà un giro d’affari da 280 miliardi di euro tra impatti diretti, indiretti e l’indotto. A ricordarlo sono gli esperti della Società italiana di Medicina ambientale (Sima) e Velux Italia. 

Cos’è la direttiva “Case green”

Si tratta di un tassello fondamentale nel percorso di decarbonizzazione del patrimonio edilizio di tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, da raggiungere entro il 2050. L’obiettivo è ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e i consumi energetici nel settore edilizio entro il 2030 e arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Una sfida per tutti i Paesi Ue e anche per l’Italia, che dovrà ammodernare il proprio parco immobiliare (con, appunto, i relativi costi).

Gli obiettivi della direttiva

La direttiva “Case green”, spiega la Commissione europea, offre un modo per “ridurre i costi energetici” e per “rafforzare l’indipendenza e la resilienza energetica”, sottolineando come “il 52% del consumo totale di gas naturale dell’Ue è direttamente o indirettamente legato agli edifici“. A questo si lega anche l’obiettivo di mettere fine alle importazioni di energia dalla Russia, un processo cominciato nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca.

A Roma il confronto istituzionale sulla qualità degli ambienti interni

L’evidenza scientifica conferma che la Qualità degli Ambienti Interni genera benefici sanitari, sociali ed economici misurabili. Studi internazionali mostrano che un adeguato accesso alla luce naturale è associato a miglioramenti fino a circa il 15% delle performance lavorative negli uffici e tra il 7% e il 18% nei contesti educativi. In ambito sanitario, incrementi di 100 lux di luce naturale sono correlati a una riduzione media della degenza ospedaliera di 7,3 ore. Dal punto di vista energetico, l’uso efficace della luce naturale consente riduzioni dei consumi elettrici per illuminazione comprese tra il 20% e il 60% negli edifici per uffici e tra il 16% e il 20% nel settore residenziale. L’illuminazione rappresenta ancora una quota rilevante dei consumi elettrici nazionali, pari a circa un terzo nel terziario e a circa un settimo nel residenziale.

Un ruolo centrale è svolto dalle strategie passive di adattamento climatico, in particolare dalle schermature solari esterne, che consentono di ridurre il surriscaldamento estivo, stabilizzare le temperature interne, contenere i picchi di domanda elettrica e migliorare il comfort termico e visivo. Tali soluzioni contribuiscono a ridurre l’esposizione allo stress da caldo, riconosciuto come fattore di rischio crescente per la salute, in particolare per anziani, bambini e soggetti fragili.

“Nel recepimento della direttiva europea Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) è fondamentale riconoscere il ruolo strategico delle schermature solari esterne come misura strutturale di prevenzione sanitaria, oltre che di efficienza energetica. Le schermature riducono il surriscaldamento estivo, limitano il ricorso alla climatizzazione, migliorano il comfort termico e proteggono da stress da caldo, disturbi del sonno e aggravamento delle patologie cardiovascolari e respiratorie, soprattutto nelle popolazioni più vulnerabili. Integrare questi sistemi nella normativa significa investire in salute pubblica, resilienza climatica e qualità dell’abitare”, ha dichiarato Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale.

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