
Non cambia la data del referendum. Il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia.
Una riformulazione necessaria dopo che la Cassazione aveva accolto la nuova versione proposta dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme, arrivate a oltre 500mila.
Da qui la necessità di riunire, a sorpresa, il governo a Palazzo Chigi e tra la possibilità di uno slittamento o andare avanti con il 22 e 23 marzo l’esecutivo ha scelto quest’ultima strada, aggiungendo al testo sulla scheda le norme che, se la riforma dovesse andare in vigore, risulteranno decadute.
Una posizione rivendicata dal vicepremier Tajani convinto che la sostanza del referendum non cambi e che Cassazione e governo hanno preso ognuno la propria decisione, senza polemiche. Tajani si dice anche sicuro che non ci sia nessuna base giuridica per ulteriori ricorsi.