La Squadra mobile e la Dia, su delega della Dda di Milano, hanno fermato ieri Giuseppe Calabrò, detto u Dutturicchiu, 76 anni, ritenendo concreto il pericolo di fuga dopo la condanna di primo grado all’ergastolo ricevuta mercoledì dalla corte di Assise di Como per l’omicidio del 1975 di Cristina Mazzotti.
Calabrò era libero dopo la condanna in attesa dei successivi gravi di giudizio, ma è stato fermato su disposizione dei pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Ammendola proprio perché, dall’indagine “Doppia Curva” è emerso che “vantava e vanta, nella sua attualità, una fama criminale che lo porta a interloquire, su un piano di sovraordinazione , con esponenti di primo piano della criminalità calabrese, al Nord come in Calabria”.
“L’imputato può godere di una serie di appoggi, di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli la latitanza e l’impunità per i l gravissimo reato commesso“, osservano i pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Amendola. “Il pericolo di fuga si fa ancora più concreto e reale ove si consideri che l’imputato ha prenotato per domani (oggi, ndr) alle ore 8.35 un volo Milano Reggio Calabria. Se è vero che Calabrò vive in Calabria, non può sottacersi che in tali luoghi lo stesso potrebbe godere di numerosi appoggi, anche con esponenti di ‘ndrangheta di elevato livello, in grado di sottrarlo all’esecuzione di una pena di non breve durata”.
Il sequestro e la morte
La ragazza fu rapita a Eupilio Como il primo luglio del 1975, segregata in una buca in Castelletto Ticino “senza sufficiente aereazione, senza possibilità di deambulazione, somministrandole massicce dosi di tranquillanti ed eccitanti, così cagionandone volontariamente la morte avvenuta in Galliate (Novara).
La figura di Calabrò, che fece parte del commando che rapì la ragazza, è emersa anche nel procedimento della DDA Milano, sempre della Squadra Mobile di Milano, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese nel tifo organizzato di FC Internazionale e AC Milan. Anche questo motiva le esigenze cautelari del fermo.
