
Dopo tre anni di guerra, a luglio cade il regime fascista e il nostro esercito viene sciolto creando un vuoto di potere. Ne approfittano le forze armate comuniste guidate da Josip Broz, detto “Tito” che avanzano da Croazia e Slovenia per riconquistare territori occupati sotto il fascismo con violente politiche di italianizzazione sulle minoranze slave.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre, la vendetta dei partigiani jugoslavi si scatena così contro gli italiani e gli sloveni anticomunisti d’Istria e Dalmazia. Rastrellamenti, torture e uccisioni con processi di massima mascherati da rappresaglie antifasciste. Intanto i titini avanzano ma non riescono a prendere Trieste grazie all’arrivo degli alleati ma in Istria, Fiume e Dalmazia gli jugoslavi continuano i loro massacri: un numero imprecisato di persone viene deportato o ucciso gettato nelle grotte carsiche. Carabinieri, poliziotti, guardie di finanza, i pochi militari fascisti rimasti e presunti collaborazionisti insieme ai loro familiari, comprese donne e bambini.
Nella sostanza, a finire in quelle fosse comuni, sono innocenti solo per il fatto di essere italiani. Uno dei simboli, è Norma Cossetto studentessa universitaria istriana di 23 anni, sequestrata, torturata, violentata e gettata in una foiba ancora viva nel’43. Per risparmiare munizioni, le vittime dopo atroci torture, vengono infatti legate l’uno all’altro sparando solo ai primi della fila che trascinavano così gli altri che sarebbero morti dopo una lunga agonia. Impossibile contare le vittime delle Foibe: migliaia se si considera che nella sola foiba di Basovizza ne sono stati stimati circa 400. Mentre gli italiani costretti a lasciare le loro case nell’esodo giuliano dalmata furono almeno 250mila.