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Home » le proteste infiammano la Francia
Cronaca

le proteste infiammano la Francia

Di Sala Notizie16 Febbraio 20265 min di lettura
le proteste infiammano la Francia
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Un militante nazionalista 23enne – identificato con il nome di Quentin Deranque – è morto sabato dopo le gravi ferite riportate in un violento scontro (giovedì sera a Lione), dove era stato trovato dai soccorritori con un grave trauma cranico e ricoverato in condizioni disperate. L’aggressione si è verificata a margine di una conferenza dell’eurodeputata della France Insoumise, Rima Hassan, all’Istituto di studi politici (Iep) di Lione, dedicata alle relazioni tra l’Unione europea e i governi europei nel contesto del conflitto in Medio Oriente.

Il collettivo identitario di estrema destra Nemesis aveva organizzato una protesta davanti all’istituto, con la partecipazione di alcuni militanti e di un gruppo di nazionalisti locali, incaricati del servizio d’ordine. Secondo fonti di polizia, intorno alle 18:30, sarebbe scoppiata una prima rissa tra militanti di estrema sinistra e membri del collettivo Nemesis, coinvolgendo circa cinquanta persone. Successivamente, una corsa all’inseguimento nelle strade vicine avrebbe portato a un secondo scontro tra due gruppi rivali, avvenuto a circa due chilometri di distanza, lungo il quai Fulchiron.

Jean-Luc Melenchon (Ansa)

I legali della famiglia: aggressione deliberata, non aveva precedenti

Quentin Deranque sarebbe stato colpito violentemente alla testa in circostanze ancora da chiarire. Non è noto chi lo abbia aggredito, se vi fossero più assalitori o dove esattamente si sia verificato il pestaggio. Secondo il legale della famiglia, non si tratterebbe di una semplice rissa tra gruppi contrapposti ma di un’aggressione deliberata da parte di più individui armati contro una vittima isolata. La Procura di Lione mantiene tuttavia prudenza e ha aperto un’indagine per violenze aggravate, sottolineando che il contesto e le responsabilità devono essere accertati.

Studente di matematica e cattolico praticante, Quentin militava da circa due anni nell’ambiente nazionalista locale. Il suo avvocato ha precisato che non faceva parte di alcun servizio d’ordine e non aveva precedenti penali, descrivendolo come una persona impegnata nella vita della parrocchia e abituata a difendere le proprie convinzioni in modo non violento.

Calci e pugni in testa, accerchiato e aggredito violentemente

Alla notizia della morte di Quentin, sabato 14, la locale Procura ha trasformato le imputazioni da lesioni aggravate a lesioni mortali aggravate. Il ragazzo si sarebbe trovato sul luogo della conferenza per proteggere un gruppo di manifestanti femministe del collettivo Némésis, arrivate per protestare contro l’evento. Sarebbe stato accerchiato da un gruppo della galassia cosiddetta Antifa, che proteggeva il comizio della esponente di LFI, e picchiato violentemente con pugni e calci alla testa.

 

La condanna di Macron: “Nessuna causa, nessuna ideologia, giustificheranno mai che si uccida”

Emmanuel Macron ha lanciato un appello a condannare “gli autori di questa ignominia”, invitando però “alla calma, alla prudenza, al rispetto”. “Nella Repubblica – ha aggiunto il presidente francese su X – nessuna causa, nessuna ideologia, giustificheranno mai che si uccida. Perseguire, portare davanti alla giustizia e condannare gli autori di questa ignominia è indispensabile. Per l’odio che uccide non c’è posto da noi”.

Assaltate sedi de La France Insoumise in diverse città

Quando già le condizioni del ragazzo erano disperate, sedi e sezioni de La France Insoumise sono state assalite e degradate in diverse città. Il leader del partito, Jean-Luc Mélenchon, ha accusato l’ex ministro dell’Interno, il républicains Bruno Retailleau, e Marine Le Pen di aver “coperto” gli aggressori e ripetuto “accuse senza fondamento contro gli Insoumis”.

 

La portavoce del governo accusa la France Insoumise di “responsabilità morale” nel “clima di violenza” del dibattito politico

Ed è di oggi, invece, la notizia che la portavoce del governo francese, Maud Bregeon, ha denunciato la “responsabilità morale” della France Insoumise (LFI), il partito di estrema sinistra guidato da Mélenchon, nel “clima di violenza” nel dibattito politico. “La France Insoumise incoraggia ormai da anni un clima di violenza. La France Insoumise ha legami confermati, se non riconosciuti, con gruppi di ultasinistra estremamente violenti” ha deplorato Bregeon ai microfoni di Bfmtv/Rmc, aggiungendo: “C’è dunque, rispetto al clima clima politico, al clima di violenza, una responsabilità morale della France Insoumise”.

 

Sospeso un assistente parlamentare di un deputato di Mélenchon, probabilmente presente al pestaggio di Quentin

La presidente dell’Assemblea Nazionale francese, Yael Braun-Pivet, ha annunciato oggi la sospensione del “diritto d’accesso” in Parlamento di Jacques-Elie Favrot, l’assistente parlamentare del deputato LFI, Raphael Arnault, il cui nome viene “citato da diversi testimoni” nell’aggressione mortale del giovane militante nazionalista. “La sua presenza tra le mura dell’Assemblea potrebbe causare turbative dell’ordine pubblico”, si legge in una nota diffusa dalla Presidenza della Camera bassa francese. Braun-Pivet “ha dunque deciso di sospendere, a titolo preventivo e senza pregiudizio alcuno sul seguito dell’inchiesta giudiziaria, i diritti d’accesso di quest’ultimo” si precisa nella nota.

 

Il principale sindacato francese condanna “l’ultrapolarizzazione delle posizioni politiche” e un “clima di guerra” nel dibattito pubblico

l principale sindacato di Francia, Cfdt, condanna “l’ultrapolarizzazione delle posizioni politiche” e un “clima di guerra” nel dibattito pubblico. “La CFDT condanna il clima di guerra che si è impadronito del dibattito pubblico. L’ultrapolarizzazione delle posizioni politiche è all’origine di questo clima deleterio che rifiuta il dialogo, squalifica ogni idea opposta alla propria e mette alla gogna gli uomini e le donne che le sostengono” afferma la Cfdt in una nota diffusa oggi.

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