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Home » ‘Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, tiepida e calda
Cronaca

‘Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, tiepida e calda

Di Sala Notizie26 Febbraio 20266 min di lettura
‘Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, tiepida e calda
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“Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda“. Agli atti degli inquirenti che indagano sulla morte di Domenico, il bimbo deceduto al Monaldi dopo il trapianto di un cuore danneggiato c’è anche la testimonianza raccolta dai pm di tre infermieri presenti in sala operatoria all’arrivo del cuore da Bolzano. Testimoni descrivono l’organo come “una pietra durissima”.

 

Ospedale Monaldi – Il frigo/box utilizzato nel trasporto del cuore (Ansa)

Espianto sarebbe avvenuto 4 minuti prima dell’arrivo del cuore nuovo

L’espianto del cuore malato di Domenico Caliendo, è avvenuto alle 14.18, ma alle 14.22 non era ancora arrivato in sala operatoria il cuore del donatore. È quanto emerge da alcune testimonianze acquisite dalla procura di Napoli e a disposizione degli avvocati che assistono i sette indagati e la famiglia Caliendo. 

Inoltre, da alcuni stralci, visionati dall’AGI, di dichiarazioni fornite come sommarie informazioni (sit) emergono tensioni e atteggiamenti aggressivi, in coincidenza con i giorni con cui il caso del bambino di due anni a cui è stato impiantato un cuore danneggiato e’ in primo piano tra le notizie di cronaca locale e nazionale.   

Secondo la testimonianza, uno dei tecnici di Sala viene chiamato a colloquio dal cardiochirurgo che ha seguito il trapianto, il quale chiede contezza, “con tono minaccioso” del fatto che il clampaggio è avvenuto alle 14.18 se alle 14.22 chi stava portando in ospedale il cuore del donatore era a telefono con un altro medico dell’equipe. Il tecnico avrebbe detto esplicitamente al cardiochirurgo che aveva espiantato il cuore del bambino malato, quando “il cuore era fuori dall’ospedale”. In risposta il cardiochirurgo avrebbe dato un calcio a un termosifone offendendo verbalmente il tecnico, davanti a sanitari dell’equipe. 

Il cestello venne estratto, dentro c’era il cuore trasformato in un pezzo di ghiaccio. Di qui i tentativi disperati degli operatori sanitari. Poi la decisione del cardiochirurgo Guido Oppido, per lui inevitabile, “per assenza di alternative” di trapiantare comunque il cuore a Domenico che sarebbe morto due mesi dopo. Le testimonianze dei tre infermieri aprono un altro squarcio sulle drammatiche fasi di quel pomeriggio del 23 dicembre scorso. 

 

Le indagini finora svolte non individuerebbero responsabilità a Bolzano in relazione altra pianto di cuore fallito costato la vita al piccolo Domenico. E’ quanto fa sapere l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico.

Il Nas di Trento avrebbe anche ascoltato i medici dell’equipe di Innsbruck: “Li hanno ascoltati, sentiti al confine per evitare un’istanza europea”, spiega Petruzzi. I carabinieri hanno anche simulato quanto avvenuto il 23 dicembre nell’ospedale dove è stato eseguito l’espianto per ricostruire chi ha fornito il ghiaccio – poi rivelatosi secco – usato per rabboccare il frigo di vecchia generazione poi utilizzato per trasportare l’organo aa Napoli.

Il papà: quando i medici sparirono capii che era andata male

“Questa storia è cominciata malissimo e  finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a  lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero  di Domenico al Monaldi. Era la sera tra il 22 e il 23 dicembre del  2025, proprio quella mattina venne a mancare mio padre Antonio. E  poche ore più tardi scoprimmo la malattia grave di mio figlio. In 24  ore mi cadde il mondo addosso”. A parlare, in una intervista al  Corriere della Sera, è Antonio Caliendo, il papà del bimbo morto  sabato scorso. 

 

Domenico soffriva di una forma di cardiomiopatia  dilatativa. “Io speravo che lui avesse una vita serena, in salute,  senza problemi e invece… Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta  speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del  Monaldi – racconta – Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in  quell’ospedale, c’è anche tanta gente brava. Il professor Oppido,  però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la  magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo.  Ho visto delle foto incredibili: ma erano fuori di testa quelli che  partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel  frigo? Io lo sentivo che finiva male”.        Caliendo racconta che “la sera del 22 dicembre, quando tornammo al  Monaldi perché era stato trovato questo cuore nuovo per lui, ci  ritrovammo per un attimo da soli, io, Domenico e il mio amico Lello  che ci aveva accompagnati. Stavamo vicino alla macchinetta che  distribuisce le bibite, il caffé, la cioccolata e all’improvviso ho  detto: ‘Lello, sento qualcosa di strano dentro di me, andiamo via, me  lo riporto a casa mio figlio!’ Il mio amico subito obiettò: ‘ma che  scherzi, Antò? Per lui da domani comincia una vita nuova’. E io invece continuavo a pensare solo ai giochi che facevamo io e Domenico insieme sul lettone di casa. Non pensavo a nient’altro. Io ho capito che le  cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita, ma noi ancora non lo sapevamo. Così poi, quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e  tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le  guardie giurate. Le stesse che poi mi sono venute ad abbracciare con  sincerità sabato scorso, in ospedale, quando è morto”.        La mamma Patrizia dice che ora lui è diventato un angioletto. “Gli ha  comprato un vestitino per l’ultimo viaggio: con la cravatta e la  coppolella in testa come quando usciva col nonno Antonio, mio padre.  Perché lui era il nostro ometto coraggioso. Sì, anch’io adesso penso  che sia diventato il nostro angioletto custode. Sento che ci sta  mandando la forza per andare avanti, per occuparci di noi, del suo  fratellino e della sua sorellina”. Insieme con l’avvocato Francesco  Petruzzi i genitori di Domenico daranno vita ad una Fondazione  dedicata a lui. “Servirà per aiutare i bambini che soffrono – spiega  il papà – non è giusto che muoiano com’è morto mio figlio”. Sabato  mattina, prima che morisse, Antonio racconta di avergli detto: “figlio mio mi mancherai, ma io sono come te, un combattente. E avrai  giustizia “.

 

Mentre prosegue all’ospedale di Bolzano il lavoro degli ispettori inviati dal ministero della Salute per acquisire i documenti relativi al trapiantato fallito, emergono nuovi elementi sulle delicati fasi dell’espianto. In sala operatoria ci sarebbero stati momenti di tensioni, come riportano oggi alcuni quotidiani, come Corriere della Sera, Repubblica e Alto Adige. Indiscrezioni che sono state confermate all’ANSA.    Come già comunicato nei giorni scorsi dal Dipartimento prevenzione sanitaria e salute di Bolzano agli inquirenti a Napoli, durante l’intervento sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli.

Gli inquirenti dovranno anche chiarire se i medici, intervenuti a Bolzano, avevano poi effettivamente informato i colleghi a Napoli, che dovevano effettuare il trapianto sul piccolo Domenico, sulle criticità emersa in sala a Bolzano con il drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione e l’intervento correttivo da parte del team di Innsbruck. L’analisi dei telefonini sequestrati solo in parte potrebbe dare una risposta. Resta, infine, la questione del ghiaccio aggiunto a Bolzano, e il rispetto dei protocolli e dei controlli previsti. Punto sul quale gli inquirenti mantengono massimo riserbo. 

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