
La Polizia sta indagando sull’omicidio di Mario Ruoso, fondatore e patron di Telepordenone, trovato morto ieri nella sua abitazione con una ferita alla testa.
Secondo quanto si apprende, tra i sospettati ci sarebbe un cittadino italiano, storico collaboratore dello stesso Ruoso.
Gli investigatori stanno approfondendo l’ipotesi di un possibile movente economico.
L’uomo si trova in Questura a Pordenone per essere ascoltato, mentre le ricerche proseguono per rintracciare l’arma del delitto.
La Polizia nei pressi dell’abitazione di Mario Ruoso ucciso a sprangate il 4 marzo 2026 (Ansa)
Si cerca l’arma del delitto in un fiume
Secondo quanto si apprende l’oggetto utilizzato per uccidere Mario Ruoso, verosimilmente una spranga, non è stato ancora trovato.
Oggi le ricerche si sono concentrate in una porzione del fiume Meduna, a Prata di Pordenone.
Alcuni equipaggi dei vigili del fuoco, compreso quello fluviale, su indicazione della polizia, hanno setacciato una zona del corso d’acqua.
Le verifiche in quel punto sarebbero state orientate da alcune probabili ammissioni sulla responsabilità nel delitto da parte del sospettato, lo storico collaboratore della vittima.
Il nipote vittima che ha ritrovato lo zio morto in casa: “stupito per sospettato, è uno di famiglia”
“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”. Lo ha detto, ai microfoni di Tv12, Alessandro Ruoso, nipote del patron di TelePordenone ucciso ieri nella propria abitazione.
“Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto – ha aggiunto -: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”.
“Sono stato proprio io a trovare il suo corpo ieri – ha concluso -: i collaboratori dell’autosalone mi hanno avvisato che non riuscivano a contattarlo al telefono e mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente ad entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.
Sequestrata l’auto del sospetto: borsone trovato nel bagagliaio
L’auto del sospettato è stata sequestrata questa mattina dagli investigatori della polizia, coordinati dal sostituto Federica Urban. Era parcheggiata nei pressi dell’abitazione dell’uomo, a Tiezzo di Azzano Decimo.
Nel bagagliaio del veicolo gli investigatori hanno trovato un borsone che è stato portato via. Poco più tardi anche la vettura è stata prelevata e portata via, per completare gli accertamenti scientifici.
Una prima ricostruzione
Secondo le prime valutazioni, viste le ferite riscontrate e sui primi accertamenti tecnici, si delineerebbe un’aggressione improvvisa e feroce. L’anziano sarebbe stato colpito inizialmente con un oggetto contundente privo di scanalature, verosimilmente una spranga o uno strumento simile, e stordito. Nella caduta avrebbe battuto il capo contro lo spigolo di un mobiletto dell’abitazione. A quel punto l’assassino avrebbe infierito con numerosi colpi alla testa, fino a provocarne la morte. Dagli ambienti investigativi filtra la parola “mattanza” per descrivere la scena trovata dagli operatori sanitari quando sono stati chiamati per i soccorsi. L’arma del delitto non è ancora stata ritrovata