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Home » nel 2025 picchiati o minacciati oltre 23mila operatori
Cronaca

nel 2025 picchiati o minacciati oltre 23mila operatori

Di Sala Notizie12 Marzo 20265 min di lettura
nel 2025 picchiati o minacciati oltre 23mila operatori
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Aumentano le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari: nel 2025 sono stati picchiati o minacciati in totale 23.367 professionisti del settore.

Violenze verbali, fisiche, psicologiche, molestie e violenza strutturale e a soffrire di più per quella che ormai è diventata una vera e propria emergenza” sono le donne. 

I dati sono stati resi noti all’interno della Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e pubblicata sul sito del ministero della Salute.

Nel dettaglio, il Rapporto se da un lato mostra una stabilità delle segnalazioni, in leggero calo rispetto al 2024 (18.392), di contro registra un aumento del numero totale di aggrediti, da 22.000 del 2024 a oltre 23.000 del 2025 dato che in diverse occasioni le aggressioni hanno coinvolto più persone contemporaneamente.

Il 43% dei professionisti ha subito almeno un’aggressione negli ultimi 12 mesi, e il 38,4% ha vissuto almeno un episodio nel corso della propria carriera. Più del 70% delle aggressioni sono di tipo verbale; mentre la violenza fisica riguarda circa 1 professionista su 6. Una realtà non certo confinata solo agli ospedali e ai pronto soccorso: i professionisti che hanno dichiarato di aver subito aggressioni sono presenti anche sul territorio, e agiscono nelle RSA, nelle comunità riabilitative, negli studi privati, presso il domicilio degli assistiti, nelle scuole e durante attività di vigilanza e controllo.

Il 66% delle vittime è donna. Gli infermieri rappresentano il 64% degli operatori coinvolti, mentre medici e chirurghi il 20%.  Tra i dati in crescita, anche quelli relativi agli episodi riguardanti i servizi psichiatrici territoriali, passati da 1 a 13 casi.

Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari/caregiver e si conferma, come nel 2024, una netta prevalenza di aggressioni verbali (69%) rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà (6%).  Il 12% delle segnalazioni, poi, riguarda altre categorie professionali, come dipendenti non sanitari e operatori nei front office (3%), vigilanti, soccorritori (9%). 

“Proteggere gli operatori sanitari e socio-sanitari non è solo un dovere ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure”, il commento del ministro della Salute, Orazio Schillaci. “Le aggressioni contro gli operatori sanitari sono un fenomeno inaccettabile e per questo siamo intervenuti con fermezza. Abbiamo inasprito le pene per gli aggressori, fino all’arresto in flagranza differita, e lavoriamo costantemente per rafforzare le misure di prevenzione della violenza contro il personale e la sicurezza nelle strutture sanitarie. Proteggere gli operatori sanitari e socio-sanitari non e’ solo un dovere ma la garanzia per i cittadini di avere cure di qualità e più sicure”.

 

Le associazioni della rete sanitaria internazionale AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, Umem – Unione Medica Euromediterranea, Aiscnews – rete internazionale di informazione ‘agenzia mondiale senza confini’ e il Movimento Internazionale Uniti per Unire sottolineano di come ci si trovi di fronte ad una “vera emergenza sociale oltre che sanitaria. Le organizzazioni evidenziano che la crescita delle aggressioni non riguarda solo il piano della sicurezza sul lavoro, ma coinvolge anche la qualità dell’assistenza e la tenuta complessiva dei sistemi sanitari, già messi sotto pressione da carenze di personale e da una crescente domanda di cure“. 

“La violenza contro medici, infermieri e operatori sanitari è una ferita civile, una piaga da debellare. Non si tratta solo di tutelare chi lavora negli ospedali, ma di difendere il diritto alla cura e il rispetto verso chi ogni giorno garantisce assistenza ai cittadini”, afferma il professor Foad Aodi, docente dell’Università di Tor Vergata. “Negli ultimi anni – prosegue – abbiamo registrato un aumento costante degli episodi di aggressione, soprattutto nei pronto soccorso e nei servizi territoriali più esposti alla pressione assistenziale. È un segnale che deve far riflettere tutto il sistema: istituzioni, politica e società”. 

La FNO TSRM e PSTRP, in rappresentanza di 18 professioni sanitarie e 165.000 professionisti, fa appello alle Istituzioni affinché si arrivi a una riduzione di questi fenomeni di escalation, e propone da un lato di investire su specifici protocolli di prevenzione e contenimento (ritenuti inadeguati dal 52% dei rispondenti), potenziando la formazione del personale nella gestione dei conflitti (come richiesto dal 68,2% degli intervistati), dall’altro di agire con misure strutturali, attraverso l’adeguamento degli organici e la realizzazione di modelli organizzativi più efficienti e sicuri. “Condanniamo ogni forma di aggressione. Colpire i professionisti sanitari, presidi di cura, mina il diritto alla salute di tutti. Il nostro obiettivo è di ricostruire un clima di fiducia con i cittadini. Chiediamo alle Istituzioni – sottolinea Catania – misure più efficaci contro la violenza nei luoghi di cura, prevenendola, allo scopo di rafforzare il dialogo con assistiti e familiari, nostri alleati nella tutela della salute”.

“Un fenomeno deprecabile da condannare a prescindere. La violenza, sia essa fisica che verbale, di cui gli infermieri sono tra i principali bersagli, non ha mai attenuanti. Fatta questa premessa, occorre con molta onesta’ anche ammettere che e’ figlia del mal funzionamento del nostro Ssn. E, con la stessa onesta’, riconoscere quanto sia peggiorata la situazione, dal momento che alle tensioni dall’esterno, frutto della rabbia dei pazienti o dei loro familiari, cominciano ad affiancarsi frizioni generate nel cuore stesso del Servizio sanitario”, è quanto affermato dal segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega, in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.

 

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