Una mail pec arrivata dopo il turno di lavoro che annuncia il licenziamento. È accaduto nei giorni scorsi ad alcuni giornalisti della redazione di Palermo Today (gruppo editoriale Citynews). A raccontare la vicenda all’agenzia Agi è la giornalista Sandra Figliolo che un pomeriggio, andata via dalla redazione alle 16.30, due ore dopo si accorge di avere ricevuto una pec con oggetto “Risoluzione del rapporto di lavoro per soppressione della posizione”. Licenziata, in tronco. Stessa sorte per il collega Alessandro Bisconti che mentre stava lavorando “ha visto sparire il suo profilo e il suo account dal sistema editoriale” e ha poi scoperto, come la collega di essere stato licenziato. “Con le stesse barbare modalità e con gli stessi motivi”, denuncia Figliolo.
Nella mail ricevuta si parla di presunti gravi problemi economici. Il 13 marzo i giornalisti del gruppo si sono riuniti in assemblea per discutere dell’attuale situazione dell’azienda che ha visto, nel giro di una settimana, l’interruzione immediata di oltre 20 rapporti di lavoro: circa 16 in riferimento a lavoratori precari, 5 a lavoratori assunti a tempo indeterminato. “Secondo le motivazioni dell’azienda – afferma Sandra Figliolo – le nostre figure sono inutili, troppo costose e poco redditizie. Un redattore come me, che da anni fa il cronista giudiziario a Palermo, non serve, non rende. Così come a un’altra collega, licenziata anche lei in tronco a Roma, specializzata in Esteri, è stato spiegato che gli Esteri – mentre ci sono conflitti e crisi internazionali – ‘non tirano’ ”. Qualcuno “avrà pure l’ardire di considerarci numeri, carne da macello ma – aggiunge – sappiamo anche noi leggere un bilancio, contare e ragionare con i numeri”.
La redazione è in stato di agitazione e ha deliberato un pacchetto di dieci giornate di sciopero. Un “segnale importante”, affinché “queste lettere di licenziamento – mandate, in spregio della legge e del contratto di lavoro, senza alcun passaggio preventivo con gli organismi di rappresentanza sindacale – vengano ritirate. E soprattutto perché quello che è accaduto a noi non accada a nessun altro”.
