Testa alta, sguardo fisso e un tono di voce piatto, quasi privo di incrinature emotive. Si è presentato così Mark Samson, 24 anni, davanti alla terza Corte d’Assise di Roma nell’aula bunker di Rebibbia. Accusato del femminicidio della sua ex fidanzata, la ventiduenne Ilaria Sula, il giovane ha deposto ripercorrendo i momenti dell’orrore e i giorni che hanno preceduto il delitto, avvenuto il 23 marzo 2025.
Prima di iniziare l’esame, Samson ha chiesto di fare una premessa spontanea, ammettendo di aver mentito in passato per proteggere la madre, Nors Manlapaz, già condannata a due anni per occultamento di cadavere. Poi, il racconto si è spostato sulla dinamica dell’aggressione: “Mi ricordo che la pugnalai con la mano sinistra, nella zona sinistra del collo”, ha dichiarato con distacco, descrivendo una sequenza di colpi rapidissima. “Non era un urlo, era come se qualcuno la spaventasse. Non so se fosse cosciente o meno”.
ilaria sula (web)
Il controllo e l’ossessione
Dalle parole dell’imputato è emerso un quadro di controllo costante sulla vita della vittima. Samson ha ammesso di aver sottratto le password dei profili social di Ilaria a sua insaputa per controllarne i messaggi: “Se vuoi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri”, ha affermato in aula per “giustificare” la sua gelosia. Tuttavia, quando il pubblico ministero gli ha contestato di frequentare a sua volta un’altra ragazza, il ventiquattrenne è rimasto in silenzio.
Il punto di rottura sarebbe arrivato dopo un rifiuto della giovane, che la notte precedente l’omicidio lo aveva allontanato da casa. Un presagio di quanto sarebbe accaduto era già emerso da una registrazione ambientale di una dashcam, in cui Samson, parlando con un amico, diceva: “Finirò in prigione, non mi importa. Ilaria è solo mia”. Davanti ai giudici, l’imputato ha provato a minimizzare quelle parole, attribuendole allo stato di agitazione e all’alcol.
Addio a Ilaria Sula: fiori all’esterno della sua casa a Terni – 07 aprile 2025 (LocalTeam )
La dinamica e la fuga
Il mattino del delitto, secondo la ricostruzione di Samson, era iniziato con una colazione preparata “con cura”, prima che la situazione degenerasse a causa della visione di alcuni contenuti sul telefono della ragazza. “È come se mi fosse sceso un velo sugli occhi”, ha dichiarato per descrivere il momento della violenza. Dopo l’omicidio, il giovane ha ammesso di aver chiesto alla madre una valigia, all’interno della quale ha poi nascosto il corpo di Ilaria per gettarlo in un dirupo a Capranica Prenestina.
Il dolore della famiglia
In aula, i genitori di Ilaria Sula, Flamur e Genzine, hanno assistito alla deposizione indossando magliette con il volto della figlia. La madre della vittima è stata colta da un lieve malore durante il racconto dei dettagli più crudi ed è dovuta uscire per alcuni minuti. “Non chiediamo vendetta, ma solo giustizia”, ha dichiarato il padre al termine dell’udienza. “E per noi la giustizia significa una sola cosa: l’ergastolo”.