Continuano le indagini e le Da lunedì anche il genetista della famiglia di Abderrahim Mansouri, Giorgio Portera, sta lavorando per verificare la presenza di tracce biologiche su un martello e un pezzo di stecca di biliardo trovate in un’auto nella disponibilità di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia che il 26 gennaio ha ucciso con un colpo di pistola il 28enne marocchino nel boschetto della droga di Rogoredo a Milano ed è ora in carcere.
L’eventuale ritrovamento di tracce biologiche servirà a verificare le testimonianze rese da amici di Mansouri i quali hanno raccontato che il poliziotto era solito minacciare, talvolta anche colpire, spacciatori e tossicodipendenti con un martello e altri corpi contundenti.
Per le dichiarazioni di otto persone è stato chiesto dalla Procura l’incidente probatorio.
Portera è stato consulente genetista della famiglia di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa il 26 novembre del 2010 e trovata morta tre mesi dopo e per il cui omicidio è stato condannato all’ergastolo Massimo Bossetti.
A Cinturrino è indagato per oltre 30 capi di imputazione, tra estorsioni, arresti illegali, spaccio, concussioni, rapina, sequestro di persona, calunnia, percosse, depistaggio e falso. Contestata anche l’aggravante della premeditazione nell’omicidio, con quella dell’aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione.
Indagati anche altri sei poliziotti del Commissariato, con accuse, a vario titolo, di favoreggiamento e omissione di soccorso e poi ancora, tra gli altri, arresti illegali, falso e estorsioni. Dagli approfondimenti dell’inchiesta è emerso un contesto di operazioni borderline, racket, pestaggi e soprusi per una gestione illegale delle piazze di spaccio tra Rogoredo e Corvetto.
La Procura chiederà la conferma del carcere. La decisione dei giudici è attesa per i prossimi giorni.
Cinturrino si difende: “Non volevo uccidere, è stata una tragica fatalità”
Ieri, 17 marzo, davanti al Tribunale del Riesame, in un’udienza per la richiesta di scarcerazione, il Cinturrino si è difeso sia dall’accusa di omicidio volontario aggravato di Abderrahim Mansouri, che dalla premeditazione.
Il poliziotto ha ribadito ancora una volta che ha “sparato per paura” e “non voleva uccidere”, che è “molto provato” per la perdita di una “vita umana”, ma che è stata “una tragica fatalità”.
