Si profila una svolta drammatica nelle indagini sulla morte di Antonella Di Jelsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, morte poco dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Quello che era sembrato un decesso da intossicazione alimentare si trasforma ora in indagine per duplice omicidio premeditato.
A cambiare radicalmente il quadro sono stati gli esami tossicologici.
Tracce di ricina, un veleno molto potente, sono emerse nel sangue delle vittime grazie alle analisi del Maugeri di Pavia, confermate da laboratori in Svizzera e negli Stati Uniti. La scoperta di questa sostanza ha spinto gli inquirenti a chiedere una proroga di trenta giorni per il deposito delle autopsie.
Fino a questo momento l’inchiesta si era concentrata su un possibile errore medico.
Dopo un primo accesso al pronto soccorso, le due donne erano state rimandate a casa, per poi aggravarsi e morire tra il 27 e il 28 dicembre. Per questo motivo cinque medici erano finiti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Ora lo scenario cambia: gli investigatori devono capire chi abbia avvelenato madre e figlia con la ricina.
Ospedale Cardarelli di Campobasso (Tgr)
Indagini sulla ricina
La sostanza trovata nel sangue delle due donne è una tossina estratta dai semi del ricino, che attacca gli organi interni.
Nota al grande pubblico anche per essere stata citata in serie televisive come Breaking Bad, non era stata trovata nei primi controlli fatti sui cibi consumati dalla famiglia durante le feste. Ora le indagini, coordinate dalla Procura di Campobasso e condotte al momento contro ignoti, puntano a ricostruire come il veleno sia stato somministrato alle due donne. La casa di Pietracatella resta sotto sequestro, mentre i familiari sopravvissuti si sono trasferiti in un’altra abitazione in attesa che venga fatta luce su questa tragedia.