Torna l’attenzione su un virus raro ma potenzialmente letale: l’Hantavirus, sospettato nel focolaio a bordo di una nave da crociera nell’Oceano Atlantico dove tre persone sono morte e altre sono rimaste contagiate.
Le indagini delle autorità sanitarie, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono ancora in corso per confermare l’origine esatta dell’infezione, ma i primi elementi puntano proprio a questo virus.
Come si trasmette
Gli hantavirus si trasmettono attraverso il contatto con roditori infetti o con le loro secrezioni – urina, saliva o feci. L’infezione può iniziare in modo poco specifico, con sintomi simili a quelli influenzali: febbre, brividi, dolori muscolari, mal di testa. Proprio per questo, nelle fasi iniziali è difficile distinguere l’hantavirus da una comune influenza. I sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione.
Nei casi più gravi, però, la malattia può evolvere rapidamente: nei polmoni può accumularsi liquido, causando difficoltà respiratorie potenzialmente fatali.
La sintomatologia
La sindrome da hantavirus provoca in genere febbre e dolori muscolari che solitamente durano per tre-sei giorni. Se non viene curata, però, la malattia progredisce innescando i sintomi più gravi. Può subentrare un coinvolgimento renale (nefrite) ed emorragie oppure una sindrome polmonare.
Si tratta di malattie acute in cui l’endotelio vascolare viene danneggiato con conseguente aumento della permeabilità vascolare, ipotensione, manifestazioni emorragiche e shock.
Le forme più gravi
Le tre sindromi che caratterizzano l’infezione da hantavirus sono la febbre emorragica con sindrome renale (Haemorrhagic Fever with Renal Syndrome – Hfrs), frequente in Europa e in Asia; la nefropatia epidemica (Ne), una forma lieve di Hfrs osservata in Europa; la sindrome polmonare da hantavirus (Hantavirus cardiopulmonary syndrome – Hcps), frequente nelle Americhe.
“Sebbene raro, l’hantavirus può trasmettersi da persona a persona e provocare gravi malattie respiratorie; richiede un attento monitoraggio dei pazienti e cure adeguate”, spiega l’Oms.
Cura e prevenzione
Non esiste una cura specifica o un vaccino. Tuttavia, una diagnosi precoce e cure tempestive possono aumentare significativamente le possibilità di sopravvivenza.
La prevenzione resta quindi fondamentale:
- evitare il contatto con roditori
- non sollevare polvere in ambienti contaminati
- utilizzare guanti e disinfettanti (come soluzioni a base di candeggina) per la pulizia
Gli esperti sottolineano che, nonostante decenni di studi, molti aspetti del virus restano ancora poco chiari, in particolare perché in alcuni casi l’infezione resta lieve mentre in altri diventa rapidamente grave.
Soprattutto per i casi di febbre emorragica, le cure possono comprendere la somministrazione di un antivirale ampio spettro. Per la forma polmonare si sostengono il respiro e il circolo, si ricorre ad assistenza ventilatoria: cure che rientrano nei protocolli terapeutici delle infezioni polmonari.
Il caso della nave da crociera
Nel caso del focolaio sulla nave, i passeggeri che presentavano il sospetto hantavirus sarebbero stati infettati prima di salire a bordo, a causa del lungo periodo di incubazione del virus. A scriverlo è Bbc, che cita un epidemiologo, Michael Baker, interpellato per il caso della MV Hondius. A bordo della nave da crociera tre persone sono morte (tra cui una coppia di coniugi olandesi di 70 e 69 anni), mentre un cittadino britannico di 69 anni è ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg e due membri dell’equipaggio restano in gravi condizioni a bordo.
Per l’epidemiologo è raro che gli esseri umani contraggano l’hantavirus ed è “molto insolito” che la malattia si sviluppi su una nave da crociera.”È il peggior posto possibile in cui ammalarsi gravemente”, ha affermato il professor Baker. Ha inoltre affermato che chiunque presenti sintomi a bordo dovrebbe essere “evacuato rapidamente” e portato in ospedale in terapia intensiva per aumentare le sue possibilità di sopravvivenza.
Alla domanda su quali misure dovrebbero essere adottate in seguito, il professor Baker ha risposto che l’epidemia deve essere “indagata a fondo” per verificare se vi fossero fattori prevenibili, inclusi gli itinerari di viaggio per accertare se i passeggeri siano stati esposti ad ambienti ad alto rischio.
La moglie di Gene Hackman morta per Hantavirus
La morte di Betsy Arakawa, moglie dell’attore Gene Hackman, è diventata uno dei casi più noti legati all’Hantavirus negli ultimi anni.
Arakawa fu vista viva per l’ultima volta l’11 febbraio 2025, in una farmacia CVS, prima di rientrare nella loro residenza a Santa Fe, nel New Mexico. Il giorno successivo contattò un medico per fissare una visita, ma non si presentò all’appuntamento.
Morì poco dopo nella sua abitazione a causa della sindrome polmonare da hantavirus, una forma rara e grave della malattia trasmessa dai roditori.
Il suo corpo, insieme a quello del marito e di uno dei loro cani, fu scoperto circa due settimane dopo da alcuni operai addetti alla manutenzione. In un primo momento, il caso venne trattato come sospetto. Le indagini hanno poi chiarito la dinamica: Arakawa sarebbe morta circa una settimana prima del marito, deceduto per problemi cardiaci. Gli investigatori ritengono che Hackman, affetto da Alzheimer in stato avanzato, non abbia compreso quanto accaduto e non sia stato in grado di chiedere aiuto.
