123 giorni per consumare tutte le risorse naturali generate dalla terra e con tre giorni di anticipo rispetto all’overshoot day del 2025. È sempre più pesante l’impronta ecologica dell’Italia tra emissioni di gas serra e inquinamento, che l’ambiente non riesce più a sostenere, rigenerandosi. L’indice mondiale è calcolato dal “Global Footprint Network”, che valuta le nazioni e l’avanzamento della crisi climatica.
Consumiamo risorse naturali più velocemente di quanto la Terra impieghi per rigenerarle e le emissioni che alterano il clima, le varie forme di inquinamento, scarti e rifiuti, aggravano costantemente le condizioni di salute del nostro Pianeta.
L’attuale popolazione globale oggi consuma in media l’equivalente di 1,8 Pianeta Terra ogni anno: un ritmo che supera dell’80% la capacità rigenerativa del Pianeta stesso.
L'”Overshoot Day” vuole fungere da monito ma anche da speranza, perché si può ancora invertire la rotta: il Wwf – che ha promosso sul tema la campagna “Our Future”- sottolinea che dovremmo “tutti di imparare a vivere nei limiti di un solo Pianeta, oggi più che mai“.
Il Wwf, nel suo appello ad un cambio di passo, rilancia i calcoli del Global Footprint Network: “In soli 123 giorni abbiamo già esaurito il budget ecologico dell’intero anno. Dal 4 maggio in poi viviamo in deficit ecologico: utilizziamo capitale naturale invece degli interessi, accumulando un debito che si traduce in crisi climatica, perdita di biodiversità, degrado del suolo e impoverimento degli ecosistemi“.
L’anticipo della data di tre giorni, denuncia il Wwf, “non è un dettaglio da poco: è un segnale politico, economico e culturale. Significa che, nonostante la crescente consapevolezza per le problematiche ambientali, la nostra impronta ecologica complessiva sta continuando a peggiorare. Se tutti vivessero come noi italiani, sarebbero necessari quasi tre pianeti Terra per sostenere la domanda annuale di risorse“.
A livello globale, l'”Overshoot Day” negli anni Settanta cadeva alla fine di dicembre: nel 1971 il superamento avveniva il 25 dicembre. Nel 1990 era già a metà ottobre. Nel 2000 alla fine di settembre. Nel 2019 il 29 luglio. Quindi è un trend drammaticamente in peggioramento.
Per invertire la rotta, bisogna cambiare stile di vita e i dati Istat parlano chiaro: tra metà anni ’90 e oggi la quota destinata ad “Alimentari e bevande” è scesa dal 18% al 15% della spesa familiare, “Abbigliamento e calzature” dal 7% al 5%. C’è una riduzione della quota di spesa destinata ai beni essenziali, si vive in case che consumano più energia, ci si muove di più e si comprano più servizi legati alla qualità della vita, come i condizionatori (presenti ora in una famiglia su due) e i computer.
