Si indaga su eventuali dissidi familiari, alla ricerca di un movente.
Il cerchio dei sospettati si restringe attorno a poche persone: familiari e amici che potrebbero aver avvelenato con la ricina Antonella e Sara. Resta da chiarire se fossero loro i veri obiettivi.
Gli investigatori puntano sulla pista familiare, al momento la più accreditata, e proseguono le audizioni in Questura. Oggi convocati alcuni cugini.
«Non immagino chi possa avercela con me», ha dichiarato agli inquirenti Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, parte offesa insieme alla figlia maggiore Alice. Durante l’ultima audizione, durata cinque ore, l’uomo ha escluso tensioni: «Motivi di risentimento? No, Non esistevano attriti». Nei giorni scorsi è stato ascoltato anche il fratello.
Al momento non ci sono indagati per il duplice omicidio, mentre resta aperto il filone per omicidio colposo che coinvolge cinque medici.
Decisivo potrebbe essere il materiale sequestrato nell’abitazione: cellulari, computer, tablet e router, utili a ricostruire chi sia entrato in casa nelle ore cruciali e a verificare le testimonianze. Fondamentale anche l’analisi del telefono di Alice.
Atteso un nuovo sopralluogo nell’appartamento, ma non nell’immediato: gli investigatori potrebbero tornare più avanti per cercare eventuali tracce della ricina.
Tra le ipotesi, anche quella di un veleno prodotto artigianalmente dai semi di ricino. Ulteriori risposte potrebbero arrivare entro la fine del mese, con la relazione definitiva del medico legale.
