“Non c’è motivo di preoccupazione perché queste persone non sembrano avere avuto un contatto ravvicinato, stretto e prolungato con la persona malata, quindi il rischio è davvero molto basso. Naturalmente è bene usare delle precauzioni, quindi l’autoisolamento, che non è altro che un isolamento fiduciario a domicilio e una sorveglianza clinica. Ovverosia, devono stare in contatto con la ASL e vedere se compaiono sintomi. Per quanto riguarda i contatti dei contatti non c’è assolutamente alcun problema perché questo virus non si trasmette facilmente”, dice ai microfoni del Tg1 Giovanni Rezza, epidemiologo, professore di Igiene presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, “Siccome queste persone fino ad ora non hanno mostrato sintomi, la probabilità che trasmettano un’infezione è praticamente quasi nulla. Non credo assolutamente che siamo all’inizio di una nuova pandemia. L’hantavirus delle Ande è molto diverso, per esempio da Sars COV Due, il virus del COVID-19. In quel caso persone con pochi sintomi, asintomatiche, magari potevano ancora andare in giro e trasmettere l’infezione. In questo caso siamo di fronte a una malattia che quando colpisce è molto grave, ma proprio per questo i malati vengono facilmente identificati e quindi anche isolati”.
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