Ione Bartoli, 95 anni magnificamente portati, è stata la prima assessora ai Servizi sociali dell’Emilia-Romagna. Reggiana, è tra coloro che hanno immaginato Reggio Children.
“Perché non c’erano esperienze in Italia di asili nido che non fossero, semplicemente, luoghi di custodia”, spiega. “Io non potevo accettare che i bambini stessero a letto fino alle 10 o alle 11 e poi, dopo, farli alzare per dare la pappa, e, dopo un po’ tornare a metterli a letto. No!”. “I bambini apparecchiavano” ricorda.
Nel Reggio Emilia Approach, infatti, il momento in cui “i bambini apparecchiano” è un esempio pratico di come le attività quotidiane siano vissute come occasioni educative. Questo gesto valorizza l’autonomia, la responsabilità, la cura dell’ambiente (considerato il “terzo educatore”) e la relazione tra pari, trasformando la routine in un atto di co-progettazione dello spazio.
“Tutte le mattine si faceva l’assemblea dei bambini. L’insegnante riuniva tutti quanti i bambini, sezione per sezione. Chiedeva: tu a cosa sei interessato? Tu cosa pensi? Cosa vorresti? Così si costruiva, insieme, il programma per tutta la giornata, tenendo conto delle idee espresse dai bambini”.
La mette in agitazione incontrare la principessa Kate?
“Beh, no, ma ho il senso della responsabilità, perché se la principessa Kate mi chiede qualcosa e parlo, vuol dire che debbo parlare pensando alla mia città, non è Ione Bartoli che parla. Sento questa responsabilità, evidentemente, insieme al rispetto nei suoi confronti”.
Il servizio di Luca Ponzi
