Nemmeno un giorno da parlamentare, nessun incarico di governo. Eppure segnato come pochi l’immaginario politico, il rapporto tra i partiti e il racconto giornalistico. Di più, ha dato un senso algebrico alla politica, la meno matematica delle scienze umane.
Massimiliano Cencelli, scomparso ieri a Roma all’età di 90 anni,
il padre del manuale, ovvero della pratica di dividere ruoli di governo e del sottobosco degli incarichi pubblici sulla base del peso dei partiti e, all’interno di questi, delle correnti.
La calcolatrice come strumento della politica entra nel 1967, cuore della prima repubblica, pieno dominio democristiano. Al congresso di novembre della Dc la corrente dei Pontieri raccoglie il 12%, Cencelli è l’uomo di fiducia di uno dei vertici questa componente, Adolfo Sarti.
Ed è a Sarti che Cencelli suggerisce il principio matematico per la distribuzione dei posti in segreteria e nel governo. Il teorema di Pitagora della politica italiana.
Un’intuizione che diventa metodo, un metodo che diventa manuale, il Manuale Cencelli. Un manuale mai veramente scritto, eppure da tutti conosciuto e citato come un classico della letteratura, di più come un bestseller.
A volte è stato rivendicato, altre volte smentito. Ma sempre praticato. E’ sopravvissuto, il Manuale, al crollo della prima repubblica e dei suoi partiti e che sopravviverà anche al suo ideatore.
