Un uomo di 43 anni di origine albanese e residente a Rimini è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati, lesioni personali e minacce nei confronti della moglie e del figlio di 22 anni, con cui convive. 

I militari – raccontano l’edizione locale de ‘il Resto del Carlino’ e  il Corriere Romagna – sono intervenuti il 5 agosto scorso in un hotel di Viserbella, chiamati d’urgenza dal figlio durante una lite. Lì hanno trovato l’uomo, in stato di ebbrezza, mentre pretendeva denaro dalla moglie per il lavoro di collaboratrice familiare svolto a giugno e luglio. 

L’uomo prima ha tentato di lanciare una bicicletta contro l’auto di un cliente, poi ha colpito con un pugno al volto il figlio, intervenuto in difesa della madre, facendogli cadere il telefono mentre la chiamata con la Centrale operativa era ancora attiva. 

Il ragazzo, per fermare il padre, lo ha bloccato a terra fino all’arrivo dei Carabinieri, riportando lesioni con una prognosi di 10 giorni.

Anni di abusi e l’escalation nell’agosto 2024

In base alle ricostruzioni, le violenze erano iniziate nel marzo 2020, quando i due figli della coppia erano ancora minorenni. In un episodio, l’uomo era entrato ubriaco nella stanza dei ragazzi con una cintura e, di fronte al tentativo della madre di proteggerli, l’aveva spinta facendole sbattere la testa contro il battiscopa; prima di farla portare in ospedale aveva colpito anche il figlio maggiore. La donna, in pronto soccorso, fu costretta a mentire parlando di una caduta.
 

Una nuova escalation è iniziata il 2 agosto, quando l’uomo ha aggredito di nuovo la moglie, procurandole lesioni con prognosi di 30 giorni: il giorno dopo la donna ha sporto denuncia. Il 4 agosto l’uomo si è presentato sul posto di lavoro della moglie minacciandola. 

Richiesta di custodia cautelare in carcere

Alla luce della condotta dell’uomo e dei precedenti riscontrati, il pubblico ministero ha chiesto la convalida dell’arresto in flagranza di reato e l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. 

Tra le motivazioni evidenziate dalla Procura figurano il concreto rischio di reiterazione dei reati e la gravità del quadro indiziario, ulteriormente accentuati dallo stato di dipendenza cronica dall’alcol dell’indagato. Le accuse a suo carico sono di maltrattamenti in famiglia aggravati, lesioni personali e minacce.

 

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