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Home » Almasri, Corte d’Appello alla Consulta: “C’è vulnus, procedura assoggetta giudice a scelta politica”
Politica

Almasri, Corte d’Appello alla Consulta: “C’è vulnus, procedura assoggetta giudice a scelta politica”

Di Sala Notizie11 Novembre 20254 min di lettura
Almasri, Corte d’Appello alla Consulta: “C’è vulnus, procedura assoggetta giudice a scelta politica”
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Almasri, Corte d’Appello alla Consulta: “C’è vulnus, procedura assoggetta giudice a scelta politica”

“La situazione di stallo procedimentale venutasi a creare non solo determina le evidenziate violazioni dello Statuto di Roma, (…) ma potrebbe anche costituire una violazione del principio di soggezione del giudice alla sola legge” costituzionale, “in quanto l’attribuzione della discrezionalità politica al ministro della Giustizia” sull’arresto di un soggetto con mandato della Corte penale internazionale “assoggetta il giudice ad una scelta discrezionale di natura politica, inibendone l’attività giurisdizionale di adempimento degli obblighi internazionali previsti dallo Statuto di Roma, secondo quanto richiesto dalla Cpi”.

È quanto scrive la quarta sezione penale della Corte d’Appello di Roma nell’ordinanza di remissione inviata nei giorni scorsi alla Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale delle norme che hanno recepito lo statuto di Roma, lo stesso che ha istituito la Corte penale internazionale.   La questione è stata sollevata in relazione al caso di Almasri, il generale libico arrestato in Italia e poi rimpatriato con un volo dei Servizi segreti. La Corte d’Appello di Roma pone il problema riguardo all’eventualità – com’è successo nel caso Almasri – del fermo in Italia di un soggetto nei cui confronti pende una richiesta d’arresto della Corte Penale internazionale.

I dettagli del documento trasmesso alla Giunta

Si legge nel documento trasmesso dalla Procura alla Giunta: “Visti gli atti del procedimento a carico di Nordio Carlo, Piantedosi Matteo, e Mantovano Alfredo, indagati il primo del reato p. e p. dall’art. 328 comma I c.p., tutti del reato di cui agli artt. 110, 378 c.p., il secondo e il terzo del reato di cui agli artt. 110, 314 c.p., restituiti a questo ufficio in data 14 ottobre 2025; rilevato che, a seguito di relazione motivata depositata il 1 agosto 2025, finalizzata all’avvio della procedura prevista dall’art. 9 L. Cost. 1/89 per il rilascio dell’autorizzazione a procedere nei confronti dei citati indagati, la Camera, nella seduta del 9 ottobre 2025, ha deliberato di negare la chiesta autorizzazione ai sensi dell’art. 96 della Cost.; rilevato che, a norma dell’art. 4 della legge 219 del 5 giugno 1989, quando sia negata l’autorizzazione a procedere ai sensi del comma 3 dell’articolo 9 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, l’assemblea della Camera competente ne dà comunicazione al collegio di cui all’articolo 1, che dispone l’archiviazione degli atti del procedimento, per mancanza della suddetta condizione di procedibilità, nei confronti dei soggetti per i quali l’autorizzazione è stata negata”. Il provvedimento di archiviazione, si legge nel documento di archiviazione, “è irrevocabile“. 

L’atto è stato trasmesso alla giunta per le Autorizzazioni della Camera.

Le tappe della vicenda

6 gennaio 2025. Il caso ha avuto inizio quando il capo della polizia giudiziaria libica ha iniziato il suo viaggio per l’Europa, volando da Tripoli a Londra e facendo scalo all’aeroporto di Roma-Fiumicino.

13 gennaio. Dopo sette giorni a Londra, Almasri si trasferisce a Bruxelles in treno per poi proseguire per la Germania, viaggiando in auto con un amico.

16 gennaio. Durante il suo tragitto verso Monaco viene fermato dalla polizia per un controllo di routine e gli agenti lo hanno lasciato proseguire. Infine è arrivato a Torino in auto, per assistere a una partita di calcio.

Sabato 18 gennaio, la Corte penale internazionale ha spiccato un mandato d’arresto per l’uomo, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella prigione di Mittiga, vicino Tripoli.  

Domenica 19 gennaio. Almasri viene fermato e messo in carcere dalla polizia italiana

21 gennaio. Viene rilasciato su disposizione della Corte d’Appello a causa di un errore procedurale: si è trattato di un arresto irrituale, perché la Corte penale internazionale non aveva trasmesso gli atti al ministro della Giustizia Nordio. Viene disposta l’immediata scarcerazione. Poco dopo il suo rilascio, lo stesso giorno, Almasri viene rimpatriato dall’Italia su un volo di Stato.

9 ottobre. La Camera ha negato l’autorizzazione a procedere per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza, Alfredo Mantovano.

Per approfondire: L’inchiesta sul carnefice di Mitiga

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