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Home » Alzheimer, nuovo test del sangue potrebbe prevedere sintomi imminenti
Salute

Alzheimer, nuovo test del sangue potrebbe prevedere sintomi imminenti

Di Sala Notizie2 Luglio 20264 min di lettura
Alzheimer, nuovo test del sangue potrebbe prevedere sintomi imminenti
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Un nuovo esame del sangue potrebbe riconoscere chi sta per sviluppare i sintomi dell’Alzheimer. In uno studio finanziato dai National Institutes of Health americani, un team di scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis ha scoperto un biomarcatore spia che sembrerebbe più efficace nel prevedere l’imminente progressione della malattia. 

Si tratta dei circRna, “piccoli anelli di materiale genetico” che “potrebbero essere forti indicatori dell’imminente comparsa dei sintomi dell’Alzheimer”, annunciano gli Nih. Gli autori del lavoro, informa l’agenzia, hanno infatti dimostrato che “livelli elevati di alcuni Rna circolari nel sangue triplicano quasi il rischio per i pazienti di sviluppare sintomi, suggerendo che queste molecole siano più sensibili all’insorgenza dei sintomi rispetto ai tradizionali biomarcatori della malattia di Alzheimer”.     

Gli attuali test del sangue per l’Alzheimer offrono diagnosi affidabili rilevando i marcatori delle placche amiloidi, un segno distintivo della patologia, ricordano gli Nih. Tuttavia questi esami, che possono produrre risultati positivi potenzialmente decenni prima della comparsa del deterioramento cognitivo, non sono molto informativi su come progredirà la malattia di un paziente. Questa nuova ricerca, prospetta l’agenzia, getta le basi per un tipo di test  che potrebbe potenzialmente prevedere l’insorgenza dei sintomi.     

“In ambito clinico – afferma Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging (Nia) degli Nih – essere in grado di identificare i pazienti sull’orlo della comparsa dei sintomi” di Alzheimer “sarebbe  di inestimabile valore. Disporre di queste informazioni potrebbe  aiutarci a selezionare i pazienti più adatti per gli studi clinici e a determinare con maggiore precisione quali trattamenti siano efficaci  nel prevenire il declino cognitivo”.

Ma cosa sono gli Rna circolari e che informazioni possono dare? A differenza delle placche amiloidi che si accumulano lentamente nel cervello, i circRna sono molto più dinamici e riflettono l’attività cerebrale più recente, descrivono gli Nih. In uno studio precedente, Carlos Cruchaga e colleghi della Washington  University School of Medicine di St. Louis hanno collegato i circRna  cerebrali alla demenza e alla gravità neuropatologica. Per capire se  queste molecole avessero un potenziale clinico, era però necessario  verificare se queste associazioni fossero confermate anche per i  circRna circolanti nel sangue, un tessuto molto più accessibile. Il  gruppo di Cruchaga ha quindi analizzato i dati ematici di oltre 1.200  partecipanti a diverse coorti indipendenti, individuando un insieme di 34 circRna associati alla malattia di Alzheimer. I modelli predittivi basati su queste correlazioni hanno identificato con successo i pazienti affetti da Alzheimer, con prestazioni simili a quelle dei  modelli addestrati sui dati della proteina pTau217, il principale  biomarcatore ematico clinico per la patologia. Il modello basato sui  circRna, tuttavia, ha superato di gran lunga il modello basato sulla  pTau217 in termini di previsione a lungo termine. I 34 circRna si sono rivelati predittori più affidabili della progressione di un paziente  verso l’Alzheimer sintomatico, e ulteriori esperimenti suggeriscono  che i loro livelli sembrano discostarsi dalla norma circa 2-4 anni  prima dell’insorgenza dei sintomi.       

“Questi risultati potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo di  test che non solo aiutino i medici a identificare i candidati per  nuove terapie, ma anche a monitorarne la risposta, in particolare per  i farmaci che agiscono sulle placche amiloidi”, sottolineano gli Nih. “I pazienti trattati con nuove terapie per la rimozione della proteina beta-amiloide possono risultare negativi alla proteina tau pur  continuando a essere affetti da malattia di Alzheimer. Questi Rna circolari potrebbero fornirci una prospettiva più completa sulla  biologia complessiva della malattia”, chiarisce Cruchaga, autore corrispondente dello studio. Insieme a partner commerciali, i ricercatori stanno attualmente  lavorando allo sviluppo di test clinici applicabili per i circRna nel  sangue. “È positivo avere una solida base scientifica e modelli  affidabili, ma il nostro obiettivo finale è aiutare le persone”,  conclude Cruchaga.

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