Sono stati convalidati i fermi dei due indagati pakistani presunti caporali, Alì Raza e Ahmed Safeer, ed emessa ordinanza di custodia in carcere. Sono accusati dalla Procura di omicidio plurimo e pluriaggravato dei braccianti arsi vivi in un’auto.
Il racconto dell’unico superstite: “Ci volevano uccidere perché avevamo chiesto i soldi o un contratto lavorativo”. Per il gip, i braccianti agricoli sono stati “puniti solo per aver avanzato delle pretese retributive e di regolarizzazione contrattuale”. Non volevano più vivere in 10 in una stanza.
La lite, prima del tragico epilogo, avrebbe coinvolto una delle vittime, contrapposto al fratello di Ali e a Safeer che è stato quello ad avere la peggio, riportando una tumefazione allo zigomo destro, evidenziata dagli stessi difensori degli indagati nel corso dell’udienza preliminare. Uno scontro che, addirittura, avrebbe indotto Ali a chiamare il 112 per fare intervenire le forze dell’ordine per sedare la rissa. A raccontare quanto avvenuto e a indicare la zuffa del mattino come causa degli omicidi sarebbe stato lo stesso Ali parlando con un suo conoscente che poi ha riferito l’episodio agli investigatori.
