A smentirla sono state le chat.
I messaggi trovati nei telefonini e nei dispositivi sequestrati nella casa di Pietracatella confermano le tensioni e i dissidi all’interno della famiglia Di Vita.
Per tre volte un’amica stretta di Antonella Di Ielsi è stata ascoltata dagli investigatori. Ha sempre negato di essere a conoscenza di liti e attriti familiari.
Ma i primi riscontri sugli smartphone hanno restituito un quadro diverso: la testimone sapeva molto bene che i rapporti familiari erano stati tesi e complessi, come emerge da alcuni messaggi che avrebbe ricevuto.
Così è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento, per aver ostacolato le indagini sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina.
Un nuovo tassello che conferma il velo di reticenza e i silenzi con cui gli investigatori si sono scontrati. Molte delle persone sentite in Questura sono state poco propense a fornire dettagli e informazioni che scavassero nel passato della famiglia Di Vita. Molte richiamate varie volte proprio per chiarire versioni discordanti.
Mentre si attendono le relazioni finali sulle autopsie, prosegue l’analisi dei dispositivi sequestrati, dati dai cui potrebbero emergere elementi utili a ricostruire il contesto del delitto e chi ha ucciso Antonella e Sara con la ricina.
