A Milano, l’ombra del caporalato si allunga su un importante cantiere internazionale: quello per la costruzione del nuovo Consolato americano. I Carabinieri del Nucleo Lavoro hanno fermato a Baranzate Aji Appukuttan, un cittadino indiano accusato di sfruttamento e minacce ai danni dei suoi stessi connazionali, impiegati come operai nella struttura per conto della Caddell Construction. Il fermo è scattato per il concreto pericolo di fuga e per il tentativo dell’uomo di inquinare le prove.
Un sistema di sottomissione e debiti
I dettagli che emergono dai verbali delle forze dell’ordine e dalle denunce dei lavoratori delineano uno scenario drammatico. I documenti contabili mostrano buste paga paradossali, con cifre negative fino a oltre 4.800 euro che gli operai avrebbero dovuto restituire all’azienda. A questo si aggiungevano contratti retrodatati (firmati nel 2025 ma fatti risalire artificialmente al 2024) e retribuzioni miserevoli. “La paga era bassa e mi sentivo schiavizzato”, ha riassunto uno dei lavoratori agli inquirenti.
Costretti a lavorare anche feriti o malati
La spietatezza del caporale emerge soprattutto nella gestione degli infortuni e delle malattie. Dalle testimonianze scritte depositate emerge il caso di un operaio che, subito dopo un intervento chirurgico per la rimozione di un lipoma, è stato costretto a tornare in cantiere a mezzogiorno, febbricitante e ancora dolorante. Un altro ha dovuto “stringere i denti” nonostante un grave e bloccante infortunio alla schiena, mentre un terzo, dopo essersi procurato un profondo taglio dal palmo al polso, è fuggito nella notte terrorizzato dalle possibili ritorsioni.
Il clima di omertà e la minaccia del rimpatrio
Aji Appukuttan esercitava un controllo psicologico totale sulla forza lavoro. Chiunque provasse a lamentarsi, a chiedere un giorno di riposo o a parlare con i Carabinieri e i giornalisti veniva minacciato di rimpatrio immediato in India. Negli ultimi giorni, dopo che il PM Storari ha disposto il controllo giudiziario sulla Caddell, il caporale aveva persino convocato i lavoratori che avevano rilasciato interviste nel disperato tentativo di metterli a tacere.
I servizi e le interviste raccolte sul campo dal Tg3 sono stati infine acquisiti formalmente dagli inquirenti e inseriti nel provvedimento di fermo, rivelandosi un tassello fondamentale per spezzare la catena di sfruttamento.
