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Salute

Assolto purché se ne bevano al massimo 3 al giorno

Di Sala Notizie6 Febbraio 20265 min di lettura
Assolto purché se ne bevano al massimo 3 al giorno
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Assolto purché se ne bevano al massimo 3 al giorno

Con 35 miliardi di tazzine bevute all’anno in Italia, il caffè è stato “assolto”, ma con la “condizionale”: non fa male alla salute purché ci si limiti alle 3 tazzine al giorno e con cautele per pazienti cardiopatici o gestanti; no assoluto a bambini e adolescenti. È questo il verdetto di un insolito “processo” andato in scena a Milano, un dibattito voluto dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Milano. Protagonisti del dibattito sono stati il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, il pubblico ministero Tiziana Siciliano, gli avvocati della difesa, Ilaria Li Vigni e Giorgia Andreis, il perito e medico legale Umberto Genovese e vari testimoni ed esperti medici.

 

Il caffè fa bene o fa male?

Come detto al termine di questo inconsueto dibattimento la Corte ha “assolto l’imputato ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del Codice di procedura penale, rilevando che la responsabilità non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio”. E’ stato quindi “respinto il capo d’accusa ispirato all’articolo 444 del Codice penale”, ossia “pericolo per la salute pubblica”. Nella motivazione è stato tuttavia chiarito che “il tema richiede una lettura articolata e non semplificata”. In particolare, il giudice ha sottolineato “la necessità di distinguere tra caffeina e caffè”, richiamando il principio secondo cui “va evitato un consumo eccessivo” e individuando, “in linea con i parametri minimi delle linee guida, una soglia orientativa di non oltre 3 tazzine di caffè italiano al giorno”. 

Caffè orgoglio made in Italy per 9 italiani su 10 (Leggi l’approfondimento su Rainews.it)

Processo al caffè (@fnomceo)

E’ stata anche ribadita “la differenza tra persone sane e persone con patologie cardiovascolari, neurologiche o con disturbi del sonno”. Inscenare un processo per valutare rischi e benefici degli alimenti è ormai una tradizione per l’Ordine dei medici meneghino, che in passato ha già messo alla sbarra latte, carne rossa, zucchero, sale e vino. “Abbiamo scelto ancora una volta di affrontare un tema molto concreto, che tocca tutti, partendo dalla domanda più semplice: il caffè fa bene o fa male?”, spiega il presidente dell’Odrine di Milano, Roberto Carlo Rossi. “Abbiamo voluto offrire al pubblico gli elementi per farsi un’idea e affidare alla comunità medica il compito di continuare il dibattito. Grazie ai giurati della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri Fnomceo (il presidente Filippo Anelli con Roberto Monaco, Pierluigi Vecchio) e dell’Ordine di Milano (Giuseppe Deleo e Andrea Senna), il giudice, al termine di un grande lavoro processuale – rimarca Rossi – ha deciso per l’assoluzione, pur con varie indicazioni su qualità e limiti di consumo”.

Il caffè monouso inquina meno della moka? Lo dice uno studio canadese (Leggi l’approfondimento su Rainews.it)

Le motivazioni dell’accusa

Il caffè “non è solo un piacere, ma una sostanza psicoattiva che merita cautela”, è la motivazione chiave dell’accusa. “Ciò che viene considerato un gesto innocente può in realtà nascondere implicazioni serie – ha avvertito Stefano Carugo, direttore dell’Uoc di Cardiologia del Policlinico di Milano – Nelle persone vulnerabili il consumo di caffè può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, insonnia cronica, palpitazioni e crisi d’ansia. Nei bambini e negli adolescenti non dovrebbe nemmeno essere proposto”, mentre “in gravidanza le principali società scientifiche raccomandano la massima prudenza. La caffeina ha effetti cardiologici e neurologici reali: il consumo non è mai del tutto privo di rischi, soprattutto in chi non ne percepisce il potenziale impatto. Anche le bevande ad alto contenuto di caffeina, oggi molto diffuse tra i giovani – ha precisato lo specialista – possono comportare eventi avversi anche importanti”. Occhio anche ai possibili danni alla bocca, ha continuato Lucia Giannini, odontoiatra e segretario della Commissione Albo odontoiatri di Milano: “Il consumo di caffè è tradizionalmente associato a effetti negativi ben noti, quali la pigmentazione dentale e il potenziale erosivo. Ma il caffè e i suoi componenti esercitano anche un’influenza rilevante sul microbiota orale, sui tessuti parodontali e sul metabolismo dell’osso alveolare”, ha ammonito l’esperta. Testimoni per l’accusa anche Luigi Ferini Strambi (responsabile Centro di Medicina del sonno – Unità di Neurologia, ospedale San Raffaele Turro Milano), Diego Fornasari (direttore Scuola di specializzazione in Farmacologia e Tossicologia clinica università degli Studi di Milano) e Laura Prosperi (storica del cibo del Centro di ricerca sull’alimentazione sostenibile dell’università Bicocca di Milano).

La difesa: il caffé può anche allungare la vita

Quindi la parola alla difesa: “Se assunto con equilibrio, il caffè può addirittura allungare la vita”, è la tesi. “Il caffè non è un veleno – ha affermato Nicola Montano, professore ordinario di Medicina interna del Policlinico di Milano – Studi recenti su oltre 1 milione di persone mostrano che il consumo moderato è associato a minore rischio di diabete tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale. Non solo: la letteratura più solida evidenzia benefici significativi sul fegato, sulla funzione cognitiva e sulla qualità della vita. Negli adulti sani – ha puntualizzato – bere tra i 3 e i 5 caffè al giorno può addirittura fare bene alla salute”. 

Sentiti come testi della difesa anche Michele Crippa (gastronomo e docente di Scienze e Tecnologie alimentari), Anete Dinne (gastronoma ed esperta di caffè) e Gianpiero Manes (responsabile Uoc Gastroenterologia Asst Rhodense). Anche l’imputato caffè’ è stato ascoltato, nella persona di Carlos Eduardo Bitencourt, Founder e Ceo di Cafezal. “Quando si parla di caffè e salute – ha dichiarato – la prima domanda da porsi è di quale caffè stiamo parlando. Il caffè è una materia prima agricola complessa, come l’olio o il vino, e la sua qualità dipende da ogni fase della filiera. 

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