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Home » Braccianti arsi vivi a Amendolara, in corso autopsie. Convalidato fermo dei due caporali pakistani
Cronaca

Braccianti arsi vivi a Amendolara, in corso autopsie. Convalidato fermo dei due caporali pakistani

Di Sala Notizie5 Giugno 20262 min di lettura
Braccianti arsi vivi a Amendolara, in corso autopsie. Convalidato fermo dei due caporali pakistani
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È iniziato alle 9, nell’ospedale di Rossano a Corigliano-Rossano, l’esame autoptico sui corpi carbonizzati del pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e degli afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi,19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni, i quattro braccianti agricoli uccisi bruciati vivi lunedì scorso ad Amendolara.   

La pm di Castrovillari Roberta Bello ha conferito l’incarico di eseguire l’esame autoptico al dottor Biagio Solarino dell’Università di Bari. 

Nel frattempo sono stati convalidati i fermi dei due indagati pakistani Alì Raza e Ahmed Safeer ed emessa ordinanza di custodia in carcere. Sono accusati dalla Procura di omicidio plurimo e pluriaggravato.

Il racconto dell’unico superstite: “Ci volevano uccidere perché avevamo chiesto i soldi o un contratto lavorativo”. Per il gip, i braccianti agricoli sono stati “puniti solo per aver avanzato delle pretese retributive e di regolarizzazione contrattuale”. Non volevano più vivere in 10 in una stanza. 

Una forte lite prima degli omicidi

La lite, prima del tragico epilogo, avrebbe coinvolto una delle vittime, contrapposto al fratello di Ali e a Safeer che è stato quello ad avere la peggio, riportando una tumefazione allo zigomo destro, evidenziata dagli stessi difensori degli indagati nel corso dell’udienza preliminare. Uno scontro che, addirittura, avrebbe indotto Ali a chiamare il 112 per fare intervenire le forze dell’ordine per sedare la rissa. A raccontare quanto avvenuto e a indicare la zuffa del mattino come causa degli omicidi sarebbe stato lo stesso Ali parlando con un suo conoscente che poi ha riferito l’episodio agli investigatori.

La ricostruzione degli eventi

Dopo la rissa, comunque, il gruppo si è messo in viaggio per andare a lavorare nei campi a Scanzano. Sulla strada del ritorno, poi, la strage. “Hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione, dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di ragioni plausibili” scrive il gip di Castrovillari, Orvieto Matonti, nel provvedimento con cui dispone la custodia in carcere per i due 31enni pakistani. E aggiunge che “in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza”. Nell’ordinanza, il giudice sostiene che hanno mantenuto “una ferma e glaciale risoluzione criminosa per tutto il tempo necessario per vederli consumare dal rogo”.  

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