Uscire di casa la mattina per recarsi al lavoro e non fare più ritorno. Si consuma a Caivano l’ennesimo dramma che coinvolge il settore dell’edilizia: la vittima è Salvatore Calignano, operaio edile di 61 anni e padre di due figlie, deceduto all’ospedale poco dopo il ricovero a causa di un arresto cardiaco. L’uomo era stato notato a terra lungo una strada periferica da alcuni passanti che hanno allertato il 118; il quadro clinico è apparso immediatamente disperato per via di gravissime fratture multiple sparse su tutto il corpo.

Il mistero della distanza e il sospetto dell’abbandono

A rendere la vicenda un vero e proprio giallo è il luogo esatto del rinvenimento. Il corpo agonizzante del lavoratore giaceva infatti a considerevole distanza dal cantiere in cui era impegnato. Nella zona dei lavori è stata rinvenuta anche la sua automobile personale, lasciata regolarmente parcheggiata. Gli inquirenti ritengono sempre più plausibile che Salvatore non fosse da solo nel momento dell’incidente e che possa essere stato trasportato e abbandonato sul ciglio della strada, anziché ricevere un’immediata assistenza sul posto dopo una rovinosa caduta dall’alto.

Il racconto dei familiari e le incongruenze

A chiedere a gran voce che venga fatta piena luce sulla vicenda sono i familiari, straziati dal dolore. La moglie, Carmela Amura, racconta tra le lacrime che il marito la mattina stava bene e le aveva riferito di dover operare su un tetto per la posa di una guaina impermeabilizzante. La donna esprime sgomento per il mancato soccorso tempestivo e sottolinea come i traumi riscontrati dai medici siano chiaramente riconducibili a una caduta da una quota rilevante e non a un banale incidente a livello del suolo. Al contempo, il legale di famiglia, Francesco Petruzzi, ha evidenziato come il personale del 118 abbia riferito che Salvatore avrebbe dichiarato in extremis di essere caduto da una scala, elemento che contrasta pesantemente con la gravità delle lesioni e la natura dell’intervento sul tetto.

I dubbi sul contratto e l’attesa dell’autopsia

Un ulteriore capitolo riguarda la posizione lavorativa della vittima. Calignano era stato percettore di disoccupazione fino allo scorso 30 settembre. Dagli atti risulterebbe un contratto di assunzione formalizzato con un’impresa edile a partire dal primo ottobre, appena tre giorni prima del tragico evento. Un tempismo che i congiunti considerano estremamente sospetto, ribadendo la convinzione che l’operaio stesse lavorando senza regolare inquadramento. Saranno gli accertamenti dei carabinieri e l’esame autoptico a determinare l’esatta causa del decesso e ad accertare eventuali responsabilità penali per omissione di soccorso.

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